Un bambino arrabbiato: ovvero un grande bisogno d’amore

Un bambino molto arrabbiatoI bambini a differenza di noi adulti, sanno manifestare le loro emozioni senza veli e coperture, tanto da metterci a disagio e con le spalle al muro, facendoci sentire completamente nudi di fronte alla loro spontaneità e incapaci di potere essere realmente d’aiuto, soprattutto quando portano a vivere una sofferenza.

Questa riflessione nasce dall’incontro e dal contatto quotidiano con i bambini della scuola dell’infanzia nella quale lavoro.

E in particolare quest’anno l’incontro con un bambino che ho soprannominato punta di piedi per il suo camminare per l’appunto in questo modo, come se fosse una ballerina in una ricerca di un eterno equilibrismo. Questo incontro e l’interazione successiva con lui, ha permesso di mettermi in ascolto e di contattare parti di me profonde e ben nascoste.

Ci sono emozioni che, a essere sincera, ho sempre temuto perché ti smascherano e il timore di non essere accettati e amati comunque, prevale sulla possibilità di esprimere ciò che sentiamo.

Quel suo incedere così particolare, poco radicato, quasi a non volersi fare sentire, mi ha colpito fin dall’inizio, perché mi sembrava che contrastasse invece con una grande vivacità e rumorosità nei gesti e nel parlare, come a volere sottolineare la sua presenza a tutti.

Vivacità che nel tempo si è colorata di comportamenti aggressivi nei confronti dei compagni, di non rispetto delle regole, con conseguenti reazioni da parte dei bambini, a volte nel non volere giocare con lui, e da parte degli insegnanti, nell’etichettarlo come bambino problematico e scomodo.

Pur non essendo un insegnante, ma un’educatrice in appoggio per un altro bambino della sezione, mi sono sentita comunque coinvolta, interrogandomi sul come poterlo eventualmente aiutare e sostenere.

A dire il vero inizialmente ciò che mi spingeva verso di lui, era anche con molta presunzione e spirito giudicante nei confronti del comportamento delle insegnanti, il mio sentirmi “paladina delle cause perse”, e molto più capace di loro di comprenderlo.

Sai, la personalità e l’avere fatto corsi sull’Educazione, ti fanno credere di sapere tutto!

Che fare dunque? Ci ha pensato come sempre la vita, dandomi la possibilità innanzitutto di volare molto basso e di provare a mettermi in discussione, soprattutto quando punta di piedi, accortosi diciamo della mia disponibilità nei suoi confronti, ha iniziato a mettermi alla prova con ripetute provocazioni, mettendomi in crisi molte volte, nonostante i miei cosiddetti buoni propositi.

Con i bambini le sovrastrutture di noi grandi non possono reggere, e magicamente ecco che il mio disappunto, l’arroganza e il volere imporre, hanno cominciato a fare breccia in me, sentendomi anche giustificata del mio sentirmi risentita perché non ascoltata.

Spesso si chiede ai bambini ʺhai ascoltato quello che ti ho detto?ʺ E’ una bella domanda, perché il più delle volte effettivamente non ascoltano in quanto noi grandi siamo i primi a non saperlo fare, e questo condiziona la possibilità di entrare in relazione con loro realmente e sinceramente.

Non siamo stati educati a questo, e quando emozioni come ad esempio la rabbia, che nei bambini si può manifestare in modo prorompente con pianti, grida e tutto il corpo che vibra con quella frequenza prende il sopravvento, mettersi in ascolto accogliendo quella sofferenza, ma anche il tuo disagio perché può toccare corde profonde, non è cosa facile.

Ci si può sentire impotenti anche di fronte al reiterato bisogno da parte del bambino di provocare, per essere messo poi nella condizione di essere rimproverato, e avere di conseguenza la conferma di essere un bambino fondamentalmente non amato e compreso.

E con punta di piedi, questa condizione è stata la norma per quasi tutto l’anno scolastico.

Sta di fatto che un senso di impotenza e di dispiacere per non riuscire ad aiutarlo, ha preso molto spesso il sopravvento rispetto alla possibilità di accogliere comunque tutto ciò che veniva fuori, che poteva essere il suo comportamento a volte irritante o quello mio e delle insegnanti, altrettanto irritato perché stanche e demotivate.

Ma la vita è maestra, e davvero il processo educativo è nella vita con tutto il nutrimento di cui abbiamo bisogno, e nel momento in cui ogni qualvolta sono riuscita realmente a lasciare andare ogni pretesa, giudizio, senso di inadeguatezza, aprendo il cuore, ho potuto sperimentare che è possibile sentire una vicinanza, un amore che può travalicare gli esigui confini della nostra mente, che abbraccia e consola.

E in particolare un giorno in cui punta di piedi piangeva dopo avere litigato con un compagno e mi sono avvicinata a lui per consolarlo, in quell’abbraccio che lui ha accettato, fatto di cuore, senza tante parole, davvero ho sentito quanto l’amore possa guarire.

Ringrazio punta di piedi e la vita, per avermi dato la possibilità di sperimentare questa comunione di cuori che ci permette di crescere.

Barbara Moretti

Sono nata il 16/10/1963 a Sassuolo (MO) e sono laureata in Scienze dell’Educazione. Ho fatto diverse esperienze lavorative e da circa dodici anni lavoro nella scuola come educatrice di appoggio, seguendo bambini e ragazzi con handicap. Nel 2001 in un particolare momento di difficoltà personale, ho iniziato un percorso di ricerca interiore, che mi ha portato ad iscrivermi ad Energheia la prima scuola italiana di formazione per Terapeuti Esoterici, fondata da Massimo Rodolfi, diplomandomi nel 2004. Ho proseguito questo percorso con Massimo Rodolfi, frequentando nel 2011 il corso di Agnihotri, I Custodi del Fuoco. Questi anni di formazione sono stati preziosi, mi hanno aiutato a crescere e a dare un senso alla mia vita. Attualmente nell’ottica di poter cercare di essere un buon educatore verso me stessa, nella relazione con i miei figli e nel mio lavoro, ho deciso di iscrivermi ai corsi organizzati dall’Associazione Le Dodici Stelle, associazione che promuove una nuova educazione, fondata sull’innocuità, il buono, il bello e il vero, valori che condivido e spero di poterli interiorizzare, praticare e diffondere.

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