La simbologia del Sette – terza parte

la simbologia 7_3parteI nomi assegnati al simbolo saranno quelli classici dell’epoca greco-romana, che si riferiscono alla Mitologia delle Sette Funzionalità principali, o Sette Pianeti.

Ad esempio, quando parleremo di Marte non ci riferiremo al pianeta nel cielo (sebbene esso possa essere una “modalità” della Funzione chiamata con tale nome), ma alla Funzione stessa come intesa dagli antichi nei racconti mitologici.

Quindi, ci riferiremo a Marte come dio della guerra (l’Ares dei Greci) ed allora penseremo alla combattività, alla forza, alle piante “toniche”, ma anche al Ferro (non è un caso se si parla di terapia “marziale” nel caso di somministrazione di ferro nell’anemia…).

Il Ferro, infatti, come vedremo, rappresenta, in Spagyria, l’archetipo (“Pianeta”) Marte, come il Piombo rappresenta Saturno, lo Zinco (e lo Stagno) Giove, l’Oro il Sole, il Rame Venere, il Mercurio (ed il Cromo) Mercurio, l’Argento la Luna. In questa maniera si potrà identificare se in un soggetto sia prevalente una di queste Forze rispetto ad un’altra, e si cercherà di intervenire con la tecnica spagyrica (o alchemica) più appropriata.

Segnaliamo che, mentre le piante sono per lo più “pluriarchetipali”, nel senso che hanno più proprietà e quindi si possono ricollegare a più Pianeti, ogni metallo rappresenta un solo Archetipo.

Per rappresentare le 7 Forze nell’Uomo, gli antichi utilizzarono quella che viene denominata “Sequenza Caldaica”.

È una sequenza di Simboli ai quali in Spagyria (Alchimia) si attribuiscono i nomi delle divinità della tradizione greco-romana (ma ricordiamo che il Simbolo, per sua natura, è “indefinibile”, quindi il nome che attribuiamo serve soltanto come “evocatore” della realtà).

È probabile che tale nome provenga dalla popolazione dei Caldèi, popolo di lingua aramaica dell’Asia anteriore, forse originario dell’Arabia orientale, che nel XIV secolo a. C. entrò da sud nella Mesopotamia, stanziandosi fra Babilonia ed il Golfo Persico, insieme agli Aramei. Spesso scambiati per Babilonesi, ne furono invece acerrimi nemici.

Erroneamente, molti hanno visto in tale sequenza una assurda e falsa rappresentazione astronomica del cielo visibile, ma come bene osserva il Gentili, nel suo libro “Aurora consurgens”:

“GLI ANTICHI, NELLA LORO RAPPRESENTAZIONE PLANETARIA, NON SI SONO MAI RIFERITI AL CIELO ASTRONOMICO, MA HANNO PRESO IN CONSIDERAZIONE SOLTANTO, ED ESCLUSIVAMENTE, L’UOMO, COME SIMBOLO CHIAVE DI OGNI MISURA PER TUTTO CIÒ CHE ESISTE, COME MASSIMO TEMPIO VIVENTE, UOMO REGALE, SIMBOLO DELLA COSCIENZA COSMICA”.

Se SETTE sono le principali Funzionalità dove possiamo ritrovare, nel corpo umano, una disposizione come la sequenza appena vista?

Nel Sistema Endocrino, che è il responsabile della nostra vita “vegetativa” o “involontaria”.

Qui le forze operano autonomamente, regolando la nostra vita attraverso la secrezione degli ormoni.

Le ghiandole endocrine sono sei: Epifisi, Ipofisi (con l’Ipotalamo), Tiroide (e Paratiroidi), Surrenali, Pancreas endocrino (Isole di Langerhans), Gonadi.

 

Ad esse bisogna aggiungere il Cuore, esso, benché non sia una ghiandola endocrina, fa parte del Sistema in quanto provvede al trasporto degli ormoni, per mezzo del sangue.

È dunque evidente la simbologia del SETTE.

Metteremo in relazione ogni Archetipo con una sola Ghiandola endocrina, benché sia ovvio che le ghiandole, come gli Archetipi, non sono scollegate tra loro, ma le loro funzioni si intrecciano tra loro in un continuo scambio.

L’uomo diviene pertanto un Sistema Planetario in miniatura (Microcosmo).

La “Sequenza Caldaica” ed il sistema endocrino:

  • Saturno (epifisi)
  • Giove (ipofisi)
  • Marte (tiroide)
  • Sole (cuore)
  • Venere (surrene)
  • Mercurio (pancreas)
  • Luna (gonadi)

Circa la simbologia dei sette potremmo riempire pagine e pagine…

La sequenza caldaica apre le porte a molte altre curiosità ma per poter comprendere il “lavoro” che, alchemicamente, il sistema endocrino compie nel nostro corpo, dobbiamo comprendere un pò meglio la simbologia legata ai 7 pianeti.

Vi aspetto, dunque, alla prossima “puntata”.

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