Vuoi Giocare?

Vuoi GiocareSi sente sempre meno parlare di gioco libero, come se fosse qualcosa che non riguardi più l’infanzia, divenuto ormai un flebile ricordo, mentre fino a qualche anno fa, giocare liberamente, era scontato.

Quando ero bambina, nei pressi delle abitazioni, si trovavano spazi vuoti che venivano riempiti con enormi raggruppamenti di bambini schiamazzanti, bambini che riempivano le vie con la loro presenza, con i loro giochi e le corse sfrenate.

Gli adulti, tornavano agli occhi di noi bambini solo quando si rientrava a cenare, rappresentando una presenza non invasiva, una specie di sottofondo. I bambini, imparavano presto ad organizzarsi tra loro, impartendosi regole, tempi e codici che rispettavano imitando la vita dei grandi, che si osservava senza perderne mai un momento.

Si giocava con “nulla” e da materiali semplici scaturiva un’infinita ricchezza data dalla nostra inventiva, mentre ora, gli spazi e i tempi per giocare vengono organizzati dagli adulti, e le aggregazioni avvengono per iscrizione. L’alternativa è rappresentata dal giocare con strumenti tecnologici, oppure a guardare la televisione, seduti in casa, con tempi e ritmi scanditi dai mass media e dagli adulti.

Il Gioco è qualcosa di estremamente vitale, molto lontano dall’agire compulsivo che i bambini attuano attraverso i videogiochi. Un bambino che non sa giocare, per quanto mi riguarda, è come un pesce che non sa nuotare, voi cosa ne pensate? Siete davvero convinti che le attività che vengono propinate ai bambini siano attività di vero Gioco?

Non dobbiamo scordarci che giocare, per un bambino, è un diritto sancito dalla dichiarazione dell’ONU del 1989, possibile che non riusciamo a dare a questi bambini un esempio naturale e innato del vero senso del Gioco? Evidentemente qualcosa ce lo siamo persi per strada, scordandocelo.

La scuola è divenuta uno dei pochi luoghi dove i bambini possono giocare, specialmente durante la ricreazione, imparando tra di loro l’arte del Gioco. Peccato che i bambini non sappiano più giocare, come mi confermano le insegnanti, incapaci di organizzarsi e di avere inventiva, per non parlare della costruzione e condivisione dei progetti.

Per questi bambini interagire significa soprattutto provocare, mettendo a dura prova le maestre e i compagni. Un bambino che non sa giocare, è un bambino con dei forti disagi, sintomatico dei nostri tempi, caratterizzato da un eccesso di “avere” e di una carenza di “essere”. I bambini sono sempre più “ricchi” di cose, ma sempre più poveri di dialogo, regole, armonia e ritmi.

Ora come ora, imparare a giocare diventa un traguardo di competenza. Ricordo che da bambina, quando giocavo nel cortile sotto casa con i miei amici, spesso passava un genitore o un vicino, ammonendoci di fare a modo perché ci tenevano d’occhio. Sentivo, da parte di questi adulti, un profondo rispetto per i nostri giochi, sentivo che noi bambini eravamo amati e accuditi, certamente non con maniere assillanti dovute alla presenza continua degli adulti.

La scuola non può compensare con la ricreazione il bisogno di giocare che hanno i bambini. Una soluzione a questo proposito ce l’avrei, portare i propri figli una volta in meno in palestra, e in quella giornata lasciarli liberi di giocare nel cortile assieme agli altri bimbi del vicinato.

I genitori, potrebbero organizzarsi alternandosi nel tenere d’occhio i bambini, senza essere invadenti nei loro confronti, lasciando che se la sbrighino da soli e, state pur certi che ne saranno capaci.

In questo modo, i cortili potranno essere rianimati con le voci dei bambini che giocheranno insieme, sicuri del fatto che non avremo nulla da perdere, anzi solo da guadagnarne.

Anna Grazia Fiorani

Anna Grazia Fiorani nasce nel 1963. Educatrice e psicomotricista, ha lavorato con i bambini nell’ambito psicomotorio per molti anni. Da dieci anni tiene corsi di yoga per bambini e sta sperimentando che le qualità evolutive dei bambini sono sempre più aderenti alla scienza dello yoga. La sua ricerca di conoscenza nell’ambito educativo l’ha portata a iniziare un percorso di consapevolezza sperimentando con l’associazione “Atman” la pratica della Meditazione attraverso il Raja Yoga, antica Scienza dell’essere che porta alla conoscenza più profonda di sé, divenendone insegnante nel 1998. Nel 1996 si iscrive ad “Energheia” scuola di formazione per Terapeuti esoterici, diplomandosi nel 1999 e divenendone insegnante nel 2006 presso le sedi di Modena e Roma.
Scrive sulla rivista “Il Discepolo”, prima emanazione della Draco Edizioni, casa editrice di divulgazione esoterica, tenendo una sezione che ha come titolo “Educare per la Consapevolezza”. Nel 2008, assieme ad altre persone dell’associazione “Atman” fonda “Le dodici stelle”, un’associazione che nasce con l’intento di portare tra i bambini la cultura dell’innocuità. Inoltre scrive sul Portale Yoga Vita e Salute nella sezione “Energheia” e nel blog “La Finestra sul Mondo”.

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