Verso l’autosufficienza – seconda parte

Verso l’autosufficienzaDopo aver colto l’essenza della vita rurale e all’aperto, abbiamo intrapreso la strada che ci portava a diventare autonomi e autosufficienti, sotto l’aspetto energetico, alimentare ed economico.

Divenire liberi e autosufficienti sotto l’aspetto energetico, significa essere in grado di produrre o recuperare energia da fonti rinnovabili e sostenibili sul piano ambientale. Recuperare l’energia del sole, del vento, della terra e dei suoi frutti, è quanto mai semplice, perché oggi esistono tecnologie diffuse e a basso costo che lasciano spazio all’auto gestione degli impianti termo-sanitari e all’accumulazione di tali fonti energetiche.

Pannelli solari elettrici e termici, micro pale eoliche, riscaldamento a legna, a bio-masse, a pellet, geotermia, e molti altri sistemi oggi disponibili, offrono un ampio bagaglio di scelte.

Noi abbiamo scelto di sfruttare il legno per riscaldarci d’inverno, attraverso l’uso di stufe, di varia foggia e materiale, che bruciano la legna che raccogliamo nei boschi intorno casa, assolvendo alla manutenzione ordinaria per ripulirli, otteniamo legna sufficiente per passare al caldo la stagione fredda, che qui va da ottobre a marzo.

L’acqua calda per lavarsi la otteniamo da un boiler a legna, semplice ed economico, ci regala acqua calda in abbondanza con pochi pezzetti di legno.

Abbiamo in programma di montare pannelli solari sul tetto per diventare autonomi da gestori di energia elettrica, e questo è possibile con il montaggio di adeguate batterie di accumulazione, che creano una riserva di energia, qualora mancasse il sole per qualche giorno.

Altra soluzione che vorremo adottare è la costruzione del cumulo di Pain, una sorta di caldaia che sfrutta la putrefazione delle bio-masse, cippato nello specifico, per scaldare l’acqua e per fornire gas metano, per l’uso in cucina, che di tecnologico ha ben poco, ma è molto efficiente nella sua semplicità operativa. Basta un tubo in polietilene, di qualche metro di lunghezza, che avvolto su se stesso e seppellito sotto il cippato, sfrutta il naturale calore prodotto da questo durante il processo di macerazione e putrefazione.

La raccolta delle acque piovane per bagnare l’orto, il recupero delle acque grigie derivate dal lavaggio dei piatti e dai lavandini del bagno, adeguatamente depurate, può essere utile per usi agricoli.

La compost toilette è un’altra strategica forma di risparmio energetico, perché permette di non spandere liquami inquinanti, direttamente nella terra, dato che in campagna non esistono sistemi fognari a larga diffusione, come in città, che raccolgono tutte le deiezioni per convogliarle in bacini di depurazione preposti e specifici. In campagna feci e urine finiscono direttamente nel terreno e ciò non è proprio salutare. Quindi il principio della compost toilette è quello di dividere le deiezioni liquide da quelle solide, perché queste ultime possano diventare compost, ossia materiale organico utile per concimare la terra da coltura.

Le urine vanno raccolte come le acque grigie e vengono depurate e riutilizzate quali acque da annaffiatura.

Le attenzioni portate a tali aspetti, che in città sono scontati, per ovvi motivi, ci permettono di mantenere salubre ogni parte della vita campestre.

Divenuti autosufficienti dal punto di vista energetico, stiamo lavorando per divenire autonomi anche nel senso alimentare, coltivando un orto che ci dia frutti a sufficienza per ogni stagione, per le uova ci appoggiamo alle galline che ce le forniscono giornalmente fresche e buone.

Latte e formaggi li compriamo da aziende agricole biologiche che producono artigianalmente formaggi freschi, mentre quelli invecchiati, come il Parmigiano Reggiano, li acquistiamo nei caseifici, che nella nostra zona non mancano.

La carne non la consumiamo, avendo scelto da anni la dieta vegetariana, e quindi il nostro fabbisogno si concentra sulle verdure fresche, sui cereali in chicco o trasformati in farine, sui legumi freschi e secchi che le stagioni ci offrono.

Manca l’aspetto economico, per completare l’autosufficienza totale, e questo lato lo affrontiamo con la preparazione e vendita di prodotti da forno, quali: pane, pizze, focacce, torte, biscotti e altro, che vendiamo a GAS, ossia gruppi di acquisto solidali, all’interno di associazioni come servizio agli associati, oltre che a clienti abitanti nei dintorni.

La preparazione di oggetti artigianali, derivati dalla lavorazione dell’argilla, che viene cotta in forno a legna per divenire ceramica, di tessuti ottenuti dalla lavorazione al telaio, di prodotti di arte applicata, ossia manufatti ottenuti dal recupero e riciclo di oggetti che si rinnovano e divengono complementi di arredo, ci portano a completare le nostre produzioni per fini economici.

Per una buona autosufficienza c’è da tenere conto anche dei trasporti, ponendosi l’obiettivo di usare mezzi poco inquinanti, facendone un uso intelligente per non sprecare risorse che ancora derivano da fonti esauribili e non rinnovabili, come è il petrolio. Noi abbiamo anche optato per rendere ibrida la nostra vecchia auto, facendoci installare un impianto di produzione di idrogeno, che aiuta il motore a inquinare quasi niente, oltre a dargli qualche cavallo motore in più, questa aggiunta procura benefici all’ambiente abbattendo le emissioni inquinanti, che vengono recuperate nella combustione grazie alla cellula che produce idrogeno, e aiutano anche le tasche, riducendo i consumi. Se poi aggiungiamo che un vecchio motore a gasolio come quello del nostro furgone può essere alimentato da bio-diesel fatto in casa, partendo dagli oli esausti delle cucine, abbiamo chiuso il cerchio in merito ai trasporti.

Oggi è importante ridimensionare prima di tutto i propri pensieri, e capire anzitutto che se si continua a mantenere questi ritmi produttivi, se si mantiene inalterato il principio di dominio del mondo, cosiddetto “terzo”, ci si troverà alla disfatta totale. Perché è chiaro che non ci può essere energia all’infinito, non ci possono essere consumatori in grado di mantenere un mercato consumistico per così tanto tempo, che è impossibile sostenere il progresso dettato dalle multinazionali così come è impostato ora.

L’autosufficienza passa innanzitutto dal rispetto per la Terra, dell’essere umano, dell’Universo tutto, nel quale viviamo e siamo, come dicevamo all’inizio, ospiti.

L’autosufficienza passa da un nuovo modello mentale, che mette dinnanzi a tutto l’atteggiamento di accontentarsi che va nella direzione opposta del tutto e subito. Chiaro che questo modo di vivere comporta qualche sacrificio, delle rinunce, dei limiti, ma tutto ciò appaga molto di più dell’avere ogni “ben di dio” sempre e comunque, che alla lunga annoia, e poi guadagnandosi, con il fare, ciò che serve, si hanno anche molte più soddisfazioni.

Nicoletta Tascone

Nasce nel 1974 a Vasto (CH), frequenta l’istituto tecnico commerciale e si diploma in ragioneria.
Prosegue gli studi presso la scuola di Costume e Moda dell’università di Urbino ove si laurea in “progettazione di moda”, indirizzo moda.
Frequenta il corso “Assistente ufficio Stile” presso Camera della Moda, Regione Lombardia, conseguendo l’attestato regionale.
Frequenta il corso “Fashion Coordinator” presso Istituto Marangoni a Milano, conseguendone il diploma.
Ha esperienza lavorativa nel settore moda-abbigliamento in qualità di assistente e responsabile prodotto per vari marchi internazionali.
Si sta diplomando alla scuola Energheia di Bergamo sotto la guida di Graziano Fornaciari.
È madre di una splendida bambina, partorita in casa con metodo naturale (lotus birth), di cui, attraverso esperienza vissuta, vorrebbe testimoniarne l’efficacia per divulgarne i benefici.

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