Sotto il velo – Istantanee di un viaggio in Iran

Sottoilvelo_300_0È rimasto li’, fermo nella mente, come un fotogramma sospeso nel vuoto, quello scorcio di strada… Il profilo di quattro donne velate dalle ciglia blu e verdi, la bolla di vetro coi pesci rossi, il riflesso di un bambino che corre e con un salto scompare, gli archi del ponte che si susseguono senza fine né inizio e un uomo dai passi grandi che calca il nulla…

Sarà quell’aria che urla nel deserto e ride nello stagno dei giardini… Sarà l’azzurro dei palazzi e l’argento del cielo, o quel fuoco* che arde incessante nella teca di un museo, sarà il profumo delle rose…
Proprio come in un film di Kiarostami, lo stupore scuote in petto sentimenti sconosciuti.

L’Iran è bello, forte, con le rughe sul viso e gli occhi sorridenti.
E tutto quello che sapevo di lui, del suo passato sontuoso, della sua vita tragica e rivoluzionaria, e di un presente contrastante, si confonde, mentre lo guardo e lo ascolto.
Perché davvero, non lo immaginavo cosi’.

A bordo di un pulmino abbiamo attraversato il suo cuore, io nascosta in un ampio vestito sotto un velo annodato alla gola, i miei compagni di viaggio liberi di essere uomini in maglietta e jeans.
Ovunque venivo fermata da bambine, ragazze e donne, curiose di sapere da dove arrivassi e perché fossi li’, desiderose di essere fotografate insieme, abbracciate, come fossimo sorelle.

Già, non mi aspettavo questa dolce ospitalità, la felicità della gente per la strada, l’accoglienza rispettosa. Le famiglie che si tengono per mano, la tavola sempre imbandita di frutta, verdura e bontà di ogni genere. Le strade pulite.

Tra le mura, dentro ai palazzi, si aprono come fiori geometrici giardini di bouganville, palme, fontane impreziosite da arabeschi dorati, e nessuno crederebbe che alle nostre spalle ci sia il deserto dove si elevano le torri del silenzio, lugubri cimiteri a cielo aperto stridenti ai raggi del sole.

Ci incamminiamo tra le rovine di Persepolis, per il nostro appuntamento con la storia, e li’, tra la polvere, il tempo cambia rotta richiamando voci dal passato: sgorgano come una sorgente racconti di popoli e culture, religioni e filosofie a dissetare ancora il nostro presente… Immaginiamo l’arrivo di delegazioni straniere da Oriente e Occidente ed eserciti tumultuosi pronti alla battaglia… si allungano le ombre fatte di trionfi e sconfitte.
Le pietre rimangono più a lungo.
Alla sera le luci del caravanserraglio guidano i passi in un’oasi di riposo e ancora la bellezza sopraggiunge ad accarezzare gli occhi.

Con ali nere e bianche uno stormo di colombe saluta l’inizio di un nuovo giorno.

Lascio scivolare il velo per terra e scuoto la testa, non credevo che anche i capelli respirassero.

*Il riferimento è al Tempio del Fuoco “Atash Behram” di Yazd.
Luogo di culto per lo zoroastrismo.

Alessandra Bocchi

Sono nata a Milano nel 1972. Da bambina scrivevo poesie e mi piaceva giocare nei boschi, crescendo ho iniziato a viaggiare alla scoperta del mondo fuori e dentro di me.
Ho frequentato il Liceo Classico e ho studiato Filosofia all’Università di Milano, in seguito ho lavorato nel campo della comunicazione per dieci anni. Nel frattempo ho praticato Tai Chi Ch’uan e ho continuato a studiare le culture e le filosofie orientali.
Sono la mamma di un bambino dagli occhi luminosi il cui arrivo ha segnato una svolta nella mia vita e con lui ogni giorno imparo qualcosa di più.
Nel giugno del 2013 mi sono diplomata a Energheia. Attualmente faccio volontariato presso una Fondazione che si occupa di adolescenti, lavoro qua e là, e sono sempre più felice di quello che faccio.