Sicilia

img_2414Sai tu la terra ove i cedri

fioriscono? Splendon tra le brune

foglie arance d’oro pel cielo

azzurro spira un dolce zeffiro umil

germoglia il mirto, alto l’alloro.   (Goethe)

 

ArrivederLa e grazie per averci preferito’, così mi saluta il cameriere del B&B di Catania, dove alloggio per tre giorni. Sicilia, terra di epoche storiche lontane, di radici di una cultura che, come insegnava con una certa severità mio nonno siciliano lavoratore in miniera, voleva cambiare le menti delle persone. La cultura ‘buona’ come la chiamava lui, quella che ti fa’ crescere ed essere un po’ migliore man mano che vivi il tuo tempo. Ogni città e paesino, visitati da Catania a Palermo, hanno donato un pezzo di storia e una condivisione con le persone del posto, che con fierezza amano raccontare qualcosa di ‘non turistico’. Nelle piccole vie dei paesini patrimonio dell’Unesco, come Modica, dove è nato il poeta Salvatore Quasimodo, le persone hanno voglia di accompagnare per un tratto, facendo notare che non ’era poi così piccola un tempo, ci sono più di 100 Chiese, allora quasi una per ogni famiglia’. Poi c’è Il Duomo di San Giorgio, sito tra la parte alta della città, quella ‘vecchia’, e la parte bassa, più moderna, protetto da una lunga scalinata di 250 gradini, e descritto da alcuni storici come una delle Chiese che ‘andrebbe inserita tra le sette meraviglie del mondo barocco’. Entrando, colpisce la struttura a cinque navate e l’organo sfarzoso che guarda alla meridiana solare. La persona dedicata alla cura della Chiesa, natia di Modica, mi spiega che un raggio di sole, entrando dal foro dello gnomone, segna sull’ellittica il mezzogiorno locale, illuminando i dodici mesi dell’anno, affiancati ai segni zodiacali.

Ogni pezzo di storia in questa terra è vissuto accanto a buon cibo, quindi dopo essere salita e scesa tutto il giorno per le vie, tra panni colorati che profumano di marsiglia e di sole, non posso non mangiare qualcosa: Modica, ad esempio, è conosciuta per il cioccolato, lavorato ancora, come anticamente, a freddo, così da preservare le proprietà del seme di cacao. Il proprietario del piccolo bar con la terrazza di fronte al Duomo, spiega, dopo avermi preparato sul momento il latte di mandorla, i benefici del cioccolato modicano, come se stesse recitando una poesia.

La sensazione che mi accompagna nelle giornate siciliane è un continuo alternarsi tra la ricchezza storica e paesaggistica, la cultura con la quale sono cresciuta, studiandola anche sui libri, e la semplicità delle persone. Ho il privilegio di incontrare Siciliani che citano a memoria passi dell’Odissea, sentendosi parte di un passato dove la cultura era un valore, che poteva anche cambiare le cose, ma che nello stesso tempo trasmettono un rapporto con la terra semplice e di vicinanza, vivo. Nel suo Diario di viaggio Freud scrisse ‘Un tale splendore di colori, profumi, vedute e benessere mai avuti tutti in una volta’ (I viaggi di Freud in Sicilia e nella Magna Grecia’ – Rosalba Galvagno, 2010).

Romeo, che ha una piccola agenzia turistica, descrive come la sua cittadina, Modica, stia cambiando e quanto gli manchino i giovani, che comprende stiano ‘stretti’ nelle piccole vie tortuose. Mi regala susine e pesche del carretto di Salvatore che ogni mattina si ferma da lui. Dopo averlo ringraziato molte volte, mi dice ‘Signorina basta, mi vuole fare handicappato con tutti questi grazie? La terra da’ i suoi frutti e son di tutti, li mangi pensando al sole’.

Dagli anfiteatri greci e romani, di Catania, Taormina e Siracusa, ai resti della Valle dei Templi e a Porto Empedocle di Agrigento, ai paesini di Modica-Noto-Ragusa, patrimonio dell’Unesco, che ho vissuto in compagnia dei poeti, filosofi e scrittori che li hanno citati, impregnando le loro parole della bellezza percepita dagli occhi, ho raccolto tante sensazioni. E quando alla fine della giornata avevo la percezione di ‘avere fatto il pieno’ con tutti i miei sensi e di essermi sentita parte di una natura che pullula di vita, nuovamente il giorno dopo era ancora stupore.

img_2274L’Etna è fonte inesauribile di energia. La materia prodotta dai crateri riesce a conservare la neve, il paesaggio che sembra lunare è l’habitat in cui la vita del regno di Natura ha deciso di crescere e per alcune specie endemiche solo lì. In alcuni momenti mi pare un contrasto: la lava può distruggere, ma anche creare le condizioni perché la vegetazione cresca poi rigogliosa. Un ciclo che si ripete, anche nella quotidianità quante volte apprendo qualcosa di nuovo sul ’vecchio’ che se ne va.

L’ultimo contrasto che ammiro in tutta la sua bellezza è la Cappella Palatina del Palazzo Reale di PalermoLa più bella che esiste al mondo, il più stupendo gioiello vagheggiato dal pensiero umano ed eseguito da mani d’artista’ (G.de Maupassant). Voluta da Ruggero II, era inizialmente adibita al culto privato della famiglia. Dal punto di vista architettonico e decorativo rappresenta l’incontro tra culture e religioni diverse, creando un continuum tra maestranze bizantine, islamiche e latine. Rimanendo ancora sull’entrata, in silenzio, non puoi che parlare al tuo cuore, perché tutta la diversità culturale che percepisci, di fatto, è trasformata in qualcosa di unico. Mosaici che raffigurano scene dell’Antico e Nuovo Testamento, episodi di vita di San Pietro e San Paolo, chiudono lo sguardo al soffitto decorato con muqarnas (alveoli), tipica tecnica dell’architettura musulmana che divide in tante nicchie lo spazio. Il legno con cui sono state scolpite trasmette calore, che sostiene il significato delle immagini: l’augurio di una vita felice dopo la morte. Riportando lo sguardo sui mosaici, la percezione del calore continua, nell’abbraccio del colore oro brillante. È’ chiamato ‘sincretismo culturale’, questo incontro tra forme e contenuti di religioni diverse. E’ scritto che la decorazione islamica del soffitto fosse legata alla fede musulmana di Ruggero II, tenuta segreta. In quel momento penso al dovere nascondere ciò che si prova, e immersa in quella bellezza, sento che l’espressione di ciò che ci conforta e ci fa’ sentire vivi, debba riappropriarsi della sua dignità anche nella forma esteriore, perché se il risultato è un capolavoro che emoziona, non c’è timore nell’esprimere ciò che sentiamo.

Nell’Odio tutto è difforme e contrastante,
ma nell’Amore tutto si riunisce
e ogni cosa è colta da desiderio dell’altra.
E da essi germinano tutte le cose che erano e sono e saranno,
alberi, umani, fiere, uccelli e i pesci che abitano nell’acqua,
e gli dei dalla lunga vita
[Empedocle Dell’origine] Frammento 21 DK

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Loredana Buonaccorso

Sono psicologa psicoterapeuta. Da 12 anni lavoro nell’ambito delle cure palliative dedicate all’Accompagnamento delle persone che si avvicinano alla morte del corpo fisico. Il mio lavoro mi appassiona perché mi offre l’opportunità di apprendere ogni giorno la bellezza della vita, anche dalle storie delle persone vicino alla morte.
Viaggiare è la mia ricarica energetica. Farlo da sola è la sperimentazione di nuovi spazi di comprensione di me stessa e la possibilità di sentire che la vita è sempre in viaggio con me, assieme alla mia macchina fotografica e alle poesie.
Dopo vari master e corsi di specializzazioni ho maturato la necessità di approfondire le tematiche della morte e del morire dal punto di vista spirituale, seguendo i corsi di primo e secondo livello di meditazione dell’Associazione Atman e poi iscrivendomi alla scuola Energheia per diventare insegnante.

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