Quale modello diamo ai nostri figli: l’educazione che viene dal microchip

Quale modello diamo ai nostriEra pratica comune dei contadini di marchiare i loro animali, sia per precauzione perché non venissero assorbiti in altre mandrie, ma soprattutto per contarli … storie d’altri tempi… tempi nei quali la marchiatura era ottenuta con punzoni arroventati sul fuoco ed impressi sul mantello dell’animale così che il riconoscimento a vista ne decretava la netta proprietà.

Nei nostri tempi si assiste ad un’altra “marchiatura”, quella con il microchip, che ha sostituito la meno indolore marchiatura con vernici che è succeduta a quella impressa a fuoco, ma quella a vernici aveva dei limiti oggettivi che non durava molto, perché con il taglio del pelo essa diveniva molto rada e anche per il fatto che si cancellava.

Poi si è arrivati al tatuaggio, che è certo meno invasivo del marchio a fuoco, e che permane sino alla vita dell’animale, e che tutto sommato al malcapitato sottoposto a marchiatura, pare poco dolorosa. Non ci è mai capitato di metterci nei panni dei nostri amici cagnolini, ma quando li guardavamo negli occhi lì dal veterinario per imporgli il marchio, beh un po’ di paura gliela si leggeva in quegli occhioni e crediamo che non fingessero granché.

Ad ogni qual modo, la marchiatura si è evoluta, e come dicevamo è arrivato il microchip. Fantastico! Quel elemento elettronico che contiene tutte le informazioni necessarie per sapere di chi è quel cagnetto randagio che l’accalappia cani raccoglie di soppiatto mentre lui, impunito, razzola senza il suo padroncino.

Certamente il microchip ha reso più semplice la vita degli accalappia cani, che con un semplice lettore laser possono raccogliere le necessarie informazioni per rivolgersi al padroncino depresso che ha perduto il suo amico a quattro zampe.

Ma lui, il cagnolino, che magari se ne è scappato perché il mangiare era proprio da cani, e che non si sentiva compreso, o forse anche maltrattato, e che quindi voleva rivolgersi al telefono blu canino, ha deciso di cambiare aria, prima che potesse essere tardi.

Magari, il bel cagnetto, ha seguito il fiuto che gli ha suggerito di correre verso quel delizioso profumo di cagnolina, che indossando solo Chanel Fifì, fa innamorare tutti i maschietti del quartiere.

Quel microchip fa il suo lavoro: segnala, informa, collega.

Ma oggi la marchiatura sta andando verso direzioni inaspettate, e c’è qualche illuminato trans-umanista che lo ha scelto quale strumento per collegare, informare e segnalare.

Il microchip oggi è “venduto” come strumento di informazione che può salvare l’umanità. E con una semplice iniezione, indolore oltretutto, lo si applica sottocute e non lo si nota nemmeno, ma è di servizio affinché al suo interno (del famigerato microchip) si possono inserire dati vitali, quali cartelle cliniche, anamnesi mediche, dati fiscali, assicurativi, posizioni inps, inail, empas, compass, ecc…

In questo modo, tutti possono saper dei nostri “cabbasissi” senza che ce lo vengano a chiedere con il foglio informativo della privacy…. Che da quando c’è lui, il foglio informativo che ti informa che hai diritto alla benedetta privacy, questa se ne è andata, magari assieme al cagnolino, e non la si trova più.

Bene, ora sappiamo che il microchip, così come ce lo stanno svendendo a saldo, perché hanno l’ordine di marchiare quanta più umanità possibile, è giunto nelle scuole, e da qualche tempo in Trentino, alcuni istituti scolastici lo hanno adottato (da L’Adige.it di martedi 7 ottobre 2014), nell’articolo intitolato: “A Clés studenti con il microchip. Ma non tutti apprezzano.”, per ora solo applicato ad una tessera identificativa che lo studente deve, obbligatoriamente, avere al collo a mò di monile, per farsi riconoscere all’interno della sua classe, nella sua scuola, nel suo paese di origine.

Quel microchip che svetta sulla tessera serve per un “controllo” interno, per evitare forme di bullismo, per collegare, informare, segnalare, che se succede qualcosa è molto semplice rintracciare il responsabile. Sono così avvertiti i soliti furbi che si celano dietro l’anonimato e che riescono a passarla liscia comunque.

Potremo fare anche tante altre cose, con il microchip

Lo vedremo nel prossimo articolo.

Nicoletta Tascone

Nasce nel 1974 a Vasto (CH), frequenta l’istituto tecnico commerciale e si diploma in ragioneria.
Prosegue gli studi presso la scuola di Costume e Moda dell’università di Urbino ove si laurea in “progettazione di moda”, indirizzo moda.
Frequenta il corso “Assistente ufficio Stile” presso Camera della Moda, Regione Lombardia, conseguendo l’attestato regionale.
Frequenta il corso “Fashion Coordinator” presso Istituto Marangoni a Milano, conseguendone il diploma.
Ha esperienza lavorativa nel settore moda-abbigliamento in qualità di assistente e responsabile prodotto per vari marchi internazionali.
Si sta diplomando alla scuola Energheia di Bergamo sotto la guida di Graziano Fornaciari.
È madre di una splendida bambina, partorita in casa con metodo naturale (lotus birth), di cui, attraverso esperienza vissuta, vorrebbe testimoniarne l’efficacia per divulgarne i benefici.

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