Puglia macchia mediterranea e punti di luce

‘Se niente mai cambiasse, non ci sarebbero le farfalle’.

Santa Caterina di Nardò è un piccolo gioiello nella provincia omonima, vicino a Lecce, raccolto tra una fascia scogliera che discende verso il mare e dà luogo a calette toccate da acqua verde smeraldo e una grande pineta che conduce, attraverso sentieri silenziosi, a Porto Selvaggio. Sul lungo mare l’abbraccio del paesaggio è toccato da due Torri del XVI secolo che fungevano da pianta di avvistamento: Torre Santa Caterina e Torre dall’Alto. Visito entrambe le torri, una delle quali, la Torre di Santa Caterina è stata da poco ristrutturata. La guida spiega che durante gli scavi sono stati trovati molti reperti archeologici, tra cui una moneta incastonata su una pietra dalla quale si è risaliti all’epoca di costruzione, 1500 a.C. Altri reperti quali pipe decorate, ceramiche e anche resti di cibo (gusci di cozze e molluschi di mare), sono esposti in un piccolo atrio all’interno della torre e aprono una parentesi sulla vita che si conduceva a quell’epoca. Mi colpisce la precisione con cui la guida racconta la ricostruzione minuziosa che è stata fatta della storia di questa torre, trasmettendo la soddisfazione di aver portato alla luce un pezzo di cammino che ha riguardato le nostre radici.

La natura di questa zona fà dono non solo di profumi e colori, che nutrono i sensi percettivi, ma anche di tante farfalle che accompagnano sul lungo mare e tra gli spazi che separano, attraversati dai raggi del sole, i tronchi degli alberi e il loro fiorire. Penso che nella quotidianità di Modena, città in cui vivo, mi manca vedere le farfalle ma desidero sforzarmi di sentire appieno lo stupore anche quelle poche volte che per caso le vedo volare. E’ il mio modo per dare valore al Regno di natura di cui mi sento parte che non si è ancora stancato di mostrarci come la vita si rigeneri continuamente, a conferma del fatto che se abbiamo dei sensi percettivi per ammirarla è perché possiamo nutrirci della sua bellezza e sentire la gioia nel cuore.

img_2960Vicino a Lecce è sito un piccolo paesino, dove un’amica speciale mi accompagna a vedere uno spazio ‘sacro’ di ulivi protetti millenari. Ho scoperto che se l’ulivo nei suoi lunghi millenni di vita si ammala di cancro, continua a crescere attorno a quella parte malata, avvolgendola e continuando a evolvere. Molti ulivi che l’anno scorso volevano estirpare per la xylella ma che grazie alla determinazione dei loro ‘proprietari’ sono rimasti in vita, stanno con gradualità guarendo da soli. Continuano a crescere dalla terra, cioè dall’unica parte sana che ancora può dare vita. Infatti, esprimono forme particolari che invitano gli occhi ad addentrarsi negli spazi che creano, quasi a volerci comunicare di non fermarci a una prima apparenza ma di unire la vista a ciò che l’ulivo ci può fare sentire nel cuore, con tutta la sua fierezza e saggezza. Sento la fatica e percepisco la bellezza della vita che si rigenera da sola (altro che estirpare!) e mi emoziono nel vedere come l’ulivo cresca attorno alle parti di sé che altrimenti morirebbero.

img_2952Visito Lecce con i suoi punti di luce: il Duomo con la sua storia di due secoli e mezzo, Piazza Sant’ Oronzo così nominata in onore del Patrono di Lecce e che accoglie i resti dell’anfiteatro romano e la Basilica di Santa Croce con il suo rosone poggiato alla porta d’entrata. Il bianco della pietra leccese adorna le stradine che caratterizzano il borgo antico, protetto nelle mura dalle Porte di accesso. Lo stile barocco nelle sue intagliature è ricco ma ‘smorzato’ dal bianco che riflette la luce e le ombre della famigliarità trasmessa dai vicoli.

Mi reco a Otranto, dove dedico la giornata alla semplicità dell’affidarsi alle calle, un passo dietro l’altro. Entro nel Castello Aragonese dove posso ammirare la vista su Porto Badisco e al piano superiore la parte museale dedicata al patrimonio archeologico della Grotta dei Cervi. Scopro che questo sito risale al periodo Paleolitico ed è patrimonio storico, oggi chiuso al pubblico, con tipiche raffigurazioni pittoriche che mi ricordano gli studi a scuola sull’evoluzione dell’uomo che da cacciatore in teoria si è evoluto a essere pensante..! Mi colpisce riscoprire come anche in quelle epoche antiche da cui discendiamo, l’uomo non mancasse di onorare ciò di cui viveva, ogni giorno ringraziando attraverso riti di offerta la Terra. Uscita dal Castello cammino verso la Cattedrale di Santa Maria Annunziata, con l’obiettivo di vedere il mosaico che dipinge tutto il pavimento e che offre uno spaccato della cultura del Medioevo. Mi affianco alla guida di un gruppo che non si addentra nelle spiegazioni di questo labirinto teologico, ma con semplicità riporta che l’albero della vita rappresentato nel mosaico ci invita a condurre una vita ‘adeguata’ a ciò che ci si presenta, rispettando quello che ci è dato e affrontando gli eventi che siamo chiamati a vivere.

Infine una serata è dedicata alla città Nardò, vista attraverso la condivisione dell’amicizia che durante tutta la piccola vacanza mi ha accompagnato. Non è possibile scegliere tra le bellezze del centro storico, curato in ogni particolare, ma sicuramente mi sono soffermata più tempo davanti al dipinto di San Michele Arcangelo della Basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta, Chiesa Madre della città. Il quadro attribuito alla scuola di Francesco Solimena è ospitato in una piccola cappella a destra rispetto alla navata centrale ed emana dal drappo rosso delle vesti dell’Arcangelo una luce particolare.

Loredana Buonaccorso

Sono psicologa psicoterapeuta. Da 12 anni lavoro nell’ambito delle cure palliative dedicate all’Accompagnamento delle persone che si avvicinano alla morte del corpo fisico. Il mio lavoro mi appassiona perché mi offre l’opportunità di apprendere ogni giorno la bellezza della vita, anche dalle storie delle persone vicino alla morte.
Viaggiare è la mia ricarica energetica. Farlo da sola è la sperimentazione di nuovi spazi di comprensione di me stessa e la possibilità di sentire che la vita è sempre in viaggio con me, assieme alla mia macchina fotografica e alle poesie.
Dopo vari master e corsi di specializzazioni ho maturato la necessità di approfondire le tematiche della morte e del morire dal punto di vista spirituale, seguendo i corsi di primo e secondo livello di meditazione dell’Associazione Atman e poi iscrivendomi alla scuola Energheia per diventare insegnante.

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