Piedi grandi, scarpe rotte – Viaggio in Italia

Ali Hassoun_L'arca_della_Salvezza_cm_170x220Il viaggio di Murkos è iniziato più di un anno fa. E’ partito dalla costa egiziana su una barca, insieme ad altri ragazzi come lui, a uomini e donne. Hanno attraversato il mare mentre la sete li prosciugava e un groviglio di brividi li legava tra loro. Sono arrivati in Sicilia. Una notte, con un’altra barca, Murkos è partito per Roma. Ha mangiato la pattumiera della strada aspettando un treno che lo portasse a Milano. Poi non so cosa sia successo, perché Murkos non trova più le parole e il suo disegno è finito. Nel cielo ci sono il sole e la luna, il mare è rosso e pieno di pesci grandi che inseguono pesci piccoli. Lo appendiamo alla parete. I suoi occhi stanno per piangere, ma un sorriso si porta via le lacrime. Guarda dalla vetrata il cortile e con la mano indica il parcheggio. Suo padre lavora un pezzo di terra grande cosi’ e ha fatto un debito con i vicini di casa per farlo partire, verso la speranza e un futuro migliore. Murkos vuole ottenere il permesso di soggiorno per trovare un lavoro. Tutta la famiglia conta su di lui. Non ha ancora diciotto anni. Anche la famiglia di Amid ha pagato tanti soldi, indebitandosi, per farlo viaggiare sui camion dal Bangladesh all’Italia. Amid ha attraversato l’Iraq sotto i proiettili, li sentiva sfrecciare sopra la testa. Arrivato in Italia ha avvertito i parenti che era vivo, non sa quando potrà riabbracciare la sua famiglia, non lo sa e non lo sa neanche immaginare.

Nidal è arrivato a piedi per riscattare la povertà dei suoi genitori, è ospitato da un connazionale. Studia italiano e la Domenica vende palloncini colorati nelle piazze. E’ felice nel sentirsi utile. Omar è l’unico maschio di sette figli, suo padre è morto e sua madre è anziana, gli hanno detto di tentare la fortuna altrove ed è partito. Ha sedici anni. Bharat sta disegnando due lettere intrecciate, l’iniziale del suo nome e quella del nome della sua fidanzata, lei è rimasta al villaggio, lontano più di mille miglia. La farà venire in Italia e si sposeranno. Un giorno, chissà. Gamal sta fumando e ha sonno, non è riuscito a dormire neanche la scorsa notte, non ha voglia di niente, solo di fumare. Murkos lo spintona, si inseguono, giocano. Murkos si avvicina: “No casino, se no via e al nostro Paese non tornare, prigione”, si siede e chiede: “Cosa facciamo?”, “Studiamo un po’ di italiano, va bene?”, “Cose utili” precisa Murkos, “Cose per lavoro”. “Ho nella testa la mamma e fratello piccolo, se lavoro, viene anche lui”. Dice queste cose Murkos mentre scarabocchia un foglio, lo piega, lo strappa, lo butta. Chi pensa che il viaggio di Murkos, di Amid, di Nidal, di Bharat , Gamal e di tutti gli altri, non riguardi intimamente ciascuno di noi, si sbaglia.
Come dice il mio amico Luca: stiamo tutti scrivendo la storia dello stesso uomo. E così, non mi stupisco quando Murkos e io ci salutiamo e le nostre ombre si confondono. Me ne torno a casa con quella di un ragazzo pelle ossa, dai piedi grandi e le scarpe rotte.

Alessandra Bocchi

Sono nata a Milano nel 1972. Da bambina scrivevo poesie e mi piaceva giocare nei boschi, crescendo ho iniziato a viaggiare alla scoperta del mondo fuori e dentro di me.
Ho frequentato il Liceo Classico e ho studiato Filosofia all’Università di Milano, in seguito ho lavorato nel campo della comunicazione per dieci anni. Nel frattempo ho praticato Tai Chi Ch’uan e ho continuato a studiare le culture e le filosofie orientali.
Sono la mamma di un bambino dagli occhi luminosi il cui arrivo ha segnato una svolta nella mia vita e con lui ogni giorno imparo qualcosa di più.
Nel giugno del 2013 mi sono diplomata a Energheia. Attualmente faccio volontariato presso una Fondazione che si occupa di adolescenti, lavoro qua e là, e sono sempre più felice di quello che faccio.