Non ci si nutre di solo cibo, ma di pensieri, emozioni, soddisfazioni e insoddisfazioni, gratificazioni e frustrazioni: tecniche pratiche per andare oltre il negativo – seconda parte

non ci si nutre...2partePerchè mangiamo? Per fame. Sì, ok, ma c’è differenza fra fame ed appetito.
Riusciamo a riconoscere la fame vera? Così fosse, riconosceremmo anche ciò che chiede il corpo ogni volta, perché lui sa cosa gli fa bene.
Chiudiamo gli occhi: qual’era il nostro rapporto col cibo quando eravamo piccoli? E nell’età dell’adolescenza? E adesso?
“Il rapporto mente-cibo” di Michele Riefoli spiega splendidamente come troppo spesso, in tutte le epoche della nostra vita, il nostro bisogno di cibo non è riferito a fame, ma ad un altro meccanismo installato inconsapevolmente e infinite volte ripetuto. Ecco perchè tutte le nostre buone intenzioni per metterci a dieta, o per mangiare correttamente, prima o poi falliscono.
Analizziamo.
Il cibo e l’espediente del gioco, ad esempio.
Quante volte, da piccolo, il bimbo non vuole mangiare la pappa perchè in quel momento non ha fame o non la riconosce come adatta a sé e la mamma fa l’aeroplano col cucchiaino di pappa per distrarlo e farlo mangiare, poiché pensa che debba nutrirsi o semplicemente perchè ha fretta e deve andare a lavorare? Quando adulto, quel bambino vivrà il cibo come un momento di compagnia, basta che l’ambiente sia piacevole e poi mangerà di tutto, anche troppo (perché non sente la fame, ma vive il gioco) senza occuparsi del fatto che un cibo può far bene o male. Meditate, gente. Meditate.
Il cibo come premio.
“Se fai il bravo ti dò la caramella”. Quando adulta, la persona tenderà a gratificarsi col cibo ogni volta che otterrà un risultato, o magari anche prima per riuscire ad ottenere quel risultato.
Il cibo come punizione.
“Hai preso un brutto voto e vai a letto senza cena!”. Da adulto quel bambino o sarà molto attaccato al cibo (per esorcizzare eventuali situazioni di tensione che potrebbero ricordargli l’infanzia, per cui per allontanarsi da questa situazione bisogna mangiare!), o vivrà il cibo con un certo disagio a livello dello stomaco o del plesso solare che gli ricorderà quel momento in cui alla fame ha preso il posto la tensione nervosa della punizione.
Il cibo come ricatto.
“Se non finisci quello che hai nel piatto non guardi la tv, non vai a giocare….”
Da adulti, o mangeranno tutto quello che pare loro come senso di ribellione a quell’antico ricatto, oppure tenderanno a mangiare oltre il necessario, in quanto allora hanno dovuto spegnere il senso della fame per obbedire.
Nell’adolescenza:
Cibo e studio. Facciamo una pausa che ci soddisfi, non necessariamente cibo!
Cibo e innamoramento. Qui si tende a vivere delle emozioni da innamoramento smettendo di mangiare (finché dura, dopo ci si consola con il cibo!) oppure, presi dalle emozioni, a sentire buono anche un cibo che prima non ci andava e mangiare a dismisura. È sempre, però, un allontanarsi dalla sensazione reale di fame.
Cibo e sessualità. Quanto spesso una sessualità vissuta male e non gratificante si riversa nel riempirsi di cibi lussuriosi che ci appaghino? Ma non è il cibo che stiamo cercando, è il sesso, per cui non saremo mai soddisfatti.
Mangiare per farsi accettare dal gruppo (adolescenza ma non solo), così come fumare o bere alcolici. Impariamo noi adulti che la bellezza sta nella diversità e che non è necessario aderire alle mode o fare i trasgressivi per essere accettati e vivere bene. Facciamo noi la differenza: i nostri figli cresceranno in un mondo diverso.
Mangiare per compensare la mancanza di riposo. Inutile dire che se il corpo è stanco ha bisogno di riposo e non di caffè o cibo per non sentire la stanchezza e continuare a stare svegli. Inoltre, nei casi in cui si mangia per combattere la stanchezza, solo il 30% del cibo ingerito verrà utilizzato. Il resto verrà accumulato e ci ritroveremo più stanchi, nervosi e….grassi!
Mangiare per un problema che non si sa risolvere, per problemi affettivi, per una crisi esistenziale, per problemi con i genitori anziani, per la frustrazione di un lavoro non appagante. Quante cose. Quanto male usiamo il cibo. Quanto possiamo fare, però, per migliorare la nostra vita e quella dei nostri cari. I bambini mangiano quando hanno fame e, se hanno sonno, si addormentano lì dove sono. Inconsapevolmente, sono molto più saggi di noi. Ritorniamo come questi piccoli, “perché di essi è il regno dei cieli”.

Simona Barbieri

Simona Barbieri,
nata a Torino 39 anni fa, cresciuta a pane e curiosità per tutto ciò che non ha una risposta.
Innamorata fin da piccola dello sport, della danza e di qualsiasi forma di movimento in un rapporto infinito di amore-odio nei confronti del proprio corpo, diventa dietista e insegnante di fitness. Ma la vita è un gioco, una giostra che non si ferma mai e dal fitness esplora e conosce il wellness, con le sue discipline dolci e introspettive come il Pilates, il power yoga e il postural training. Da qui, l’incontro con la spiritualità, il raja yoga e lo yoga fisico avviene fluido e naturale.
Il conflitto con se stessa diventa comprensione e amore che riporta nel suo mestiere attuale di terapeuta olistico con tutto il suo bagaglio di conoscenze. Non si può cambiare quel che non si comprende e non si può comprendere quel che non si conosce. Così magari si parte da una sciatica o da un problema di sovrappeso e si finisce a parlare di come va la vita lavorativa o il rapporto con il marito…
A volte, invece, è solo questione di portare un po’ di gioia e leggerezza alle persone in un’ora di Zumba o step, dove la musica ti prende per mano, la coreografia ti indica la strada e dentro si accende una luce, grazie alla quale il grigio scompare per un attimo e per un attimo vivi, vivi veramente.
Scrive per il sito de l’associazione Riprendiamoci il Pianeta e per il Portale Yoga, Vita e Salute.
“Scrivo, mi esprimo, danzo con le parole così come con la vita. D’altronde anche Shiva danza nella creazione continua, no?”

Tags: , , ,