MYANMAR: l’energia ci mette in comunicazione al di là della distanza – seconda parte

Myanmar2 parte‘Parto con poche cose, essenzialità e’ la scintilla che mi attraversa ora, semplicità, me stessa, ho tutto’.

Sul treno per andare in aeroporto sento l’emozione di partire da sola per il Myanmar. La vita ci sorprende sempre se con pazienza cediamo le aspettative di una forma illusoria alla possibilità del cambiamento. Immagini famigliari di me, apparentemente rassicuranti, sono diventate obsolete: tempi lunghi vissuti nella percezione di un grande senso di solitudine e la scoperta, in questa solitudine, di una grande unione con la vita, cioè con la parte più bella di noi stessi.

La prima sera a Mandalay, capitale culturale e seconda città del Myanmar, in attesa del mio riso osservo una coppia di turisti che seccata rimanda indietro un piatto. Il ragazzo birmano non comprende questo gesto e continua a porgere il piatto, sorridendo. La coppia insiste e quindi lui, sempre non comprendendo, lo ritira. Se ne va’ scusandosi. Una delle cose belle di questo Paese è la cura riposta in tutto: quando portano i piatti ti sorridono, porgendoli come se fossero doni. Le cucine sono spesso adibite per strada ma quando portano il cibo, benedicendolo, io percepisco che la preparazione è anche qualcosa di interiore. Abituati all’abbondanza spesso rinunciamo a guardare negli occhi chi ci sta’ di fronte e costruiamo una comunicazione attingendo all’esterno di noi, lontano da ciò che siamo e che possiamo dare nella relazione.

Myanmar2 pVisito le 3 cittadine più antiche nei dintorni di Mandalay: Sagaing, Ava, Amarapura. Attraversando le campagne, godo dei tanti stupa d’oro e dei resti di templi dedicati a Buddha. Molti bambini corrono e giocano tra queste rovine, salutando i turisti ‘Min Gala Batà!’. La guida si chiama Yan Paing, ha deciso di fare questo lavoro per imparare bene l’inglese e raccontare le tradizioni del proprio Paese. Gli chiedo che cosa pensa dei cambiamenti in atto con il nuovo governo di Aung San Suu Kyi. Mi spiega che solo da un anno è possibile l’accesso ad internet, molte notizie non vengono comunicate dai giornali che sono ancora controllati dal governo militare. E’ fiducioso e sente di essere sostenuto da ciò che ha appreso durante l’anno in cui è stato Monaco. In Myanmar puoi scegliere in ogni momento di dedicarti alla vita da Monaco e poi tornare a vivere da cittadino.

Il primo dell’anno mi reco alla Golden Rock, uno dei più importanti luoghi di pellegrinaggio del Myanmar. La Pagoda Kyaiktiyo significa ‘pagoda sulla testa di un eremita’: è un piccolo stupa alto circa 7 metri costruito sulla sommità di un masso di granito e ricoperto da strati di foglie d’oro attaccate dai devoti. Secondo la leggenda la roccia è tenuta in equilibrio, sembra quasi cadere, da una ciocca di capelli di Buddha. I birmani mi spiegano che la parte più bella di questa visita è la salita che si percorre per arrivare alla roccia. Mi alzo quindi all’alba e salgo su un tipico autobus birmano. Nel tragitto comprendo alcune cose: le fermate non esistono, quindi il guidatore se ti vede sulla strada si affaccia al finestrino, urla il nome del paese in cui sta’ andando e se confermi ti prende al volo. Non importa se è pieno, sali lo stesso.

Nonostante 3 ore impegnative di viaggio, la mia attenzione è dedicata ai ragazzi che vanno a scuola. Mi spiegano che il modo migliore per onorare la possibilità di studiare è andare a scuola anche il primo dell’anno nuovo. Tutti hanno la divisa, lunga gonna verde e camicia bianca.

Finalmente arrivo al paese. Non vedo la Golden Rock e dentro di me spero che non sia quella che ho visto da lontano, arroccata veramente tanto in alto..

Mi incammino. Si affianca un ragazzo, Zaw, che mi chiede se può fare il tragitto con me per esercitarsi in inglese. Nulla è a caso, infatti non leggo correttamente sulla guida che la salita a piedi è di 11 km e dura 5 ore. Quando me ne rendo conto valuto che non posso più tornare indietro: non avrei il tempo di prendere il camion per salire e perderei l’occasione di vedere lo stupa. Zaw si offre di aiutarmi: mi dice che può aspettare con me tutto il tempo di cui ho bisogno e può farmi ascoltare dal cellulare la musica che preferisco. La salita è una delle più dure che io abbia mai fatto, pur essendo allenata: ripida, piena di gradini e rocce. La compagnia di Zaw è salvifica. I suoi sorrisi mi incoraggiano, è attento a dove metto i piedi, mi ricorda ogni volta di non guardare in alto ma di proseguire step by step. Non solo mi sostiene per arrivare alla cima, ma una volta arrivati torna indietro per aiutarmi a trovare un camion.

Anche la discesa non è semplice: il camion è pieno e non comprendo dove possa essere il mio posto. Zaw parla con il guidatore che a sua volta parla alle persone che si fanno ancora più strette, facendomi posto ed offrendomi acqua.

La sensazione è di vivere qualcosa di surreale: la meta è il viaggio e non la Golden Rock, è la condivisione di esperienze della mia vita e di quella di Zaw. E’ percepire la leggerezza con cui le persone percorrono la salita a piedi scalzi, con frutta e altri doni. E’ la sorpresa continua che fa’ cadere le aspettative a cui sono abituata: di fronte all’immagine del camion pieno di persone non mi aspetto che si crei un posto per me e invece questo accade. Tante forme cambiano ai miei occhi e il cuore si espande per fare posto a nuovi spazi di coscienza.

 

Riconosci l’appello anche nel cadere d’un petalo di rosa.

La vita è piena di voci che chiamano.

Foglie del Giardino di Morya.

Loredana Buonaccorso

Sono psicologa psicoterapeuta. Da 12 anni lavoro nell’ambito delle cure palliative dedicate all’Accompagnamento delle persone che si avvicinano alla morte del corpo fisico. Il mio lavoro mi appassiona perché mi offre l’opportunità di apprendere ogni giorno la bellezza della vita, anche dalle storie delle persone vicino alla morte.
Viaggiare è la mia ricarica energetica. Farlo da sola è la sperimentazione di nuovi spazi di comprensione di me stessa e la possibilità di sentire che la vita è sempre in viaggio con me, assieme alla mia macchina fotografica e alle poesie.
Dopo vari master e corsi di specializzazioni ho maturato la necessità di approfondire le tematiche della morte e del morire dal punto di vista spirituale, seguendo i corsi di primo e secondo livello di meditazione dell’Associazione Atman e poi iscrivendomi alla scuola Energheia per diventare insegnante.

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