Il limite della nostra “Volontà” Educativa

lanima“Che bello… se avrò un figlio lo educherò prima di tutto al Ritmo vitale, al fare, al provare, allo studio, all’amore per la lettura, al ripensarsi e rimettersi in gioco… “ Che bello, diceva una volta la povera mammina illusa…

Ma a volte qualcosa va storto. Il figlio è lento, è molto amico dell’inerzia, e non mostra amore per la conoscenza… E allora mille domande s’incrociano nella tua mente, mamma: cos’ho sbagliato? Cosa non sono stata in grado di fare?

Trovi delle risposte, ti dici che non è troppo tardi e ci riprovi… con altre teorie, altre tecniche… altra forza. Ma niente, tutto torna come prima, anzi peggio. Tu sempre più depressa, sconsolata e arrabbiata, lui, tuo figlio, sempre più perso. È brutto vedere un figlio andare alla deriva, perdersi nelle sciocchezze, farsi vivere dalla vita e non usare le proprie risorse e non riuscire a fare niente. Sentirsi impotente. Ma se questa deriva fosse, in realtà, una via di rinascita?

È proprio in questi momenti di smarrimento che si trovano le risposte.

Penso che l’educazione abbia un limite ben evidente e di cui dover tener conto: la volontà dell’anima del soggetto educato. Una cosa sono le nostre idee e le nostre aspettative riguardo a nostro figlio, un’altra è la volontà della sua anima. Volontà che dobbiamo imparare a considerare e rispettare come elemento del gioco. Una volontà che trova le sue vie.

Mantenendo l’esempio dell’inerzia, solleviamo un po’ i veli. Cos’è l’inerzia nei corpi? Così come nei moti interiori degli esseri umani, una forza che si oppone ai cambiamenti (https://it.wikipedia.org/wiki/Inerzia).

Possiamo assimilare l’inerzia alla resistenza dell’essere umano al cambiamento, resistenza alla manifestazione dell’anima che, prima o poi, troverà espressione (http://www.yogavitaesalute.it/yoga-per-tutti/resistenza-umana-seconda-parte/).

È vero, il ritmo è fantastico, è elemento dell’azione e della creazione, ma consideriamo alcuni fatti:

  • Se, ad esempio, vediamo inerzia in nostro figlio e ciò ci infastidisce, può significare che in qualche modo l’inerzia è anche parte di noi. Se ci teniamo così tanto al ritmo, è perché abbiamo comunque conosciuto il potere paralizzante dell’inerzia… e non ci piace… o forse un po’ ancora ci piace… ed a volte ci ricadiamo: non ci deve cadere nostro figlio!!!!! Notate qualche stridore? Questa potrebbe essere l’occasione propizia per lasciare in pace nostro figlio e guardare la nostra inerzia.
  • Attraversare questo mare di inerzia potrebbe essere una grande esperienza di vita per nostro figlio, almeno quanto lo è per noi. Ci sono certe esperienze di vita che devono seguire il loro andamento naturale, lontano dall’idea di ritmo “umano”. Se ci vorranno 20 anni per passare attraverso questa inerzia, ebbene, così sarà. Il fatto di vedere nostro figlio “perdere” la vita sul divano, purtroppo o per fortuna, non è fatto nostro. E’ la sua vita. L’educazione ha un limite, il limite dell’esperienza dell’anima. Forzando, non educhiamo.

Ci sarebbe quindi da interrogarsi nuovamente sul significato di educazione.

Lo farò brevemente riportando un esempio di educazione attraverso lo yoga.

Capita spesso, durante le “lezioni” di yoga con i bambini, che si invertano i ruoli: bambini calmi e disciplinati che si trasformano in trottole agitate ed irriverenti, bambini ribelli che si trasformano in quieti ascoltatori.

L’educazione fa anche questo: aiuta l’essere umano a sperimentare tutte le spinte interiori, per ritrovarsi ad esprimere completamente il proprio essere, in tempi e modi spesso a noi adulti sconosciuti.

Il presente ed il futuro di nostro figlio, magari, non sono come ci aspettavamo.

Coerenza però, dev’essere tra anima ed azione, non tra le nostre aspettative ed il suo essere.

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Simona Gherpelli

Inizio la mia formazione presso l’Istituto Magistrale Pedagogico Linguistico di Reggio Emilia, ma più interessata alla scrittura e all’arte che non alla prospettiva di una futura cattedra scolastica. Durante gli anni delle scuole superiori inizio a interessarmi profondamente alla filosofia e a tutto ciò che indaga l’essere umano.
Negli stessi anni della formazione universitaria presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, mi avvicino al Raja Yoga, studiando presso la Scuola Energheia.
Negli anni successivi, l’arte mi riconduce all’ambiente scolastico, portandomi a qualificarmi al Master per Atèlieristi organizzato da Reggio Children e lavorando negli anni successivi come atèlierista ed educatrice presso enti, nidi e scuole. Dopo qualche anno divento mamma di tre maschietti.
Inizio la pratica e lo studio dell’Hatha yoga e della Naturopatia, ed anche la pratica di Yoga nelle scuole con bambini dai 2 ai 10 anni.
Mi sono Laureata alle Magistrale in Scienze Pedagogiche, indirizzo Consulenza e Progettazione educative, presso Unimore.
Il percorso fatto mi ha portato ad osservare, in ambito educativo, una forte incoerenza ed incapacità di tradurre le teorie in pratiche educative concrete, attuabili, morbidamente gestibili e plasmabili dall’adulto stesso.
Ciò che mi interessa veramente è riuscire a stabilire un forte legame tra la teoria e la pratica affinché l’educazione possa diventare più sana e coerente con se stessa e con la vita.

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