La scuola dei test: una scuola non per tutti

la scuola dei test«Signor maestro che le salta in mente. Questo problema è un’astruseria, non ci si capisce niente: trovate il perimetro dell’allegria, la superficie della libertà, il volume della felicità… Quest’altro poi è un po’ troppo difficile per noi: – Quanto pesa una corsa in mezzo ai prati? – Saremo certo bocciati. Ma il maestro che ci vede sconsolati: – Son semplici problemi di stagione. Durante le vacanze troverete la soluzione – Rodari, Filastrocche in cielo e in terra

Sono iniziate le vacanze, e per molti studenti è tempo di esami e di prove d’affrontare. I miei ricordi da scolara rispetto a questo momento importante, di presa di coscienza e di crescita, almeno credo così dovrebbe essere, non sono mai stati positivi, nel senso che prevaleva quasi sempre la preoccupazione di non riuscire a farcela.

Nel tempo, crescendo, ho scoperto quanta ansia da prestazione ci fosse in me, penso anche alimentato da un sistema, dove i voti e le valutazioni, diciamolo, hanno sempre prevalso, arrivando a sentirsi bambini o ragazzi meno di valore se si sbagliava.

Oggi come allora le cose non sono cambiate, anzi da un certo punto di vista sono molto peggiorate, infatti sono state introdotte a partire dalla scuola primaria fino all’università, nuove e invasive tecniche di valutazione, le cosiddette prove Invalsi, che sta per Istituto nazionale di valutazione del sistema educativo, tramite test a crocetta.

A maggio le classi seconde e quinte della scuola primaria, il secondo anno della scuola superiore hanno già affrontato le prove di italiano e matematica, in giugno toccherà alle terze della scuola media, che farà parte dell’esame di Stato conclusivo e che concorre alla determinazione aritmetica del voto finale.

Per avere un’idea di cosa si tratta, le prove vengono strutturate in modo differente in base al livello scolastico a cui si riferiscono e sono direttamente collegate con le Indicazioni Nazionali (i programmi di studio) e vanno da un minimo di 20-25 domande a materia per la seconda e quinta primaria, a un massimo di circa 50 domande, sempre a materia, per la seconda superiore.

Anche i tempi previsti per lo svolgimento variano in funzione del livello scolastico: per la II primaria gli alunni hanno a disposizione, sia per la prova di Italiano che di matematica 45 minuti mentre per la quinta e la terza media 75 minuti. Infine, per la seconda superiore 90 minuti.

Ho avuto modo quest’anno di vedere sul campo le prove d’italiano in una scuola media e l’idea che mi sono fatta è di essere di fronte ad un vero e proprio «diluvio valutativo», (capace – non capace) con domande a volte difficili e astruse, dove tutto viene misurato, dissezionato (tempi, apprendimenti, ecc…), e gli studenti diventano anch’essi dei numeri identificabili con un codice.

Sorge spontaneo il dubbio che queste valutazioni vadano a minare pesantemente l’autostima di molti studenti, soprattutto di quelli che possono avere qualche difficoltà in più, facendo prevalere un senso di profonda frustrazione se non si ottengono dei buoni risultati.

Anche gli insegnanti non sono esonerati dall’essere valutati, devono dimostrare, attraverso i punteggi ottenuti dai propri scolari, se sono meritevoli e competenti, correndo il rischio di diventare degli addestratori per la preparazione a questi test nel corso dell’anno, a discapito di pratiche d’insegnamento che aiutino realmente ad apprendere e a crescere, lasciando che i bambini e i ragazzi si possano sentire liberi di essere come sono, senza essere costretti a confrontarsi con un modello prestabilito che misura le loro prestazioni.
Dietro a tutto questo inoltre, serpeggia una vera e propria industria dei test, con case editrici che sfornano valanghe di manuali di preparazione ai test Invalsi, e che possono condizionare pesantemente la nostra scuola. In sostanza stiamo entrando anche qui, in un sistema che vede l’ingresso del mercato con le sue logiche.

Parliamo di meritocrazia e produttività, con scuole che ottengono performance migliori rispetto ad altre, con utenze di serie A e quelle di serie B e dove il dirigente-manager e non più preside, amministra più scuole accorpate per risparmiare. Parliamo di debiti e di crediti scolastici per gli studenti, o di domanda formativa per i genitori che come dei clienti possono scegliere la scuola che, a loro parere, offre più possibilità ai loro figli e questo può anche essere legittimo, ma l’idea che vi è dietro, a mio parere è sbagliata, cioè rendere la scuola un prodotto da «mettere in vetrina».

Penso che al punto in cui siamo arrivati ci sia molto da riflettere, non si può barattare il valore, la bellezza e l’unicità di ogni persona, bambino, ragazzo, insegnante che sia, con il solo rendimento, la mera valutazione fine a se stessa.

La scuola è per tutti e dovrebbe offrire più che nozionismo, opportunità per crescere con consapevolezza e spirito critico, alimentando valori universali di solidarietà, tolleranza e bene comune, al posto dell’individualismo e della competizione.

Le nuove generazioni hanno un grande bisogno di sentirsi accolti e sostenuti, non possiamo esimerci dall’essere adulti responsabili rispetto a tutto questo.

Fonti:
www. Ilfattoquotidiano.it del 3/05/2014 settore scuola

Mauro Boarelli: Le insidie della valutazione, numero 18 de «Gli asini», ottobre/novembre 2013

Franco Lorenzoni e Roberta Passoni: Pratiche sensate di resistenza all’epidemia valutativa, numero 18 de «Gli asini», ottobre/novembre 2013

Barbara Moretti

Sono nata il 16/10/1963 a Sassuolo (MO) e sono laureata in Scienze dell’Educazione. Ho fatto diverse esperienze lavorative e da circa dodici anni lavoro nella scuola come educatrice di appoggio, seguendo bambini e ragazzi con handicap. Nel 2001 in un particolare momento di difficoltà personale, ho iniziato un percorso di ricerca interiore, che mi ha portato ad iscrivermi ad Energheia la prima scuola italiana di formazione per Terapeuti Esoterici, fondata da Massimo Rodolfi, diplomandomi nel 2004. Ho proseguito questo percorso con Massimo Rodolfi, frequentando nel 2011 il corso di Agnihotri, I Custodi del Fuoco. Questi anni di formazione sono stati preziosi, mi hanno aiutato a crescere e a dare un senso alla mia vita. Attualmente nell’ottica di poter cercare di essere un buon educatore verso me stessa, nella relazione con i miei figli e nel mio lavoro, ho deciso di iscrivermi ai corsi organizzati dall’Associazione Le Dodici Stelle, associazione che promuove una nuova educazione, fondata sull’innocuità, il buono, il bello e il vero, valori che condivido e spero di poterli interiorizzare, praticare e diffondere.