La rabbia, una preziosa alleata

La rabbia preziosa alleataNella vita, in particolar modo nella crescita, abbiamo un ritmico movimento di rabbia-serenità, agio-disagio. Susseguirsi ondulatorio di azioni, emozioni, pensieri che, passando attraverso piccole crisi, accompagnano la crescita.

La manifestazione della rabbia è un’ottima occasione, per noi adulti, di cogliere il nucleo di ciò che si sta manifestando nella vita del bambino e nella relazione tra adulto-bambino.

La rabbia si manifesta quando un’immagine di noi stessi e della vita che ci circonda, per qualche motivo si incrina. Questo attimo si colloca nell’onda della crescita. In questi momenti ci sono sempre due aspetti da considerare alla base dell’espressione della rabbia: quello che sta vivendo il bambino e quello che sta vivendo l’adulto.

Possono anche essere due vissuti differenti, ma noterete che è facile, all’interno di una relazione adulto-bambino, che il nucleo problematico che si sta affrontando sia il medesimo. Il bambino, per fare un esempio, probabilmente starà cercando di allargare il suo spazio di azione mentre l’adulto starà faticando a lasciar andare, a cedere, a nutrire la crescita di autonomia dell’altro.

Sia per l’adulto che per il bambino, lo stesso centro problematico si esplica spesso sia in contesti famigliari che extra. Il contesto famigliare, in questo caso, è un canale privilegiato che ci permette di osservare con calma, considerare, ascoltare, e comprendere meglio le due parti della medaglia. Cosa di noi e del bambino necessita di terminare per dar vita ad altro?

La rabbia del bambino, ma anche la nostra, può manifestarsi attraverso l’eccesiva rigidità, quindi il rifiuto del contatto fisico, dei baci e delle coccole, atteggiamenti aggressivi fisici e verbali, negazione della relazione. Oppure può manifestarsi attraverso l’eccesiva lascività: trascuratezza nei movimenti fisici, ricerca eccessiva del contatto fisico, anche quando non è voluto dall’altro, trascuratezza della pulizia personale, inerzia.

Le motivazioni, spesso non consapevoli, che conducono il bambino alla rabbia, sono da ricercarsi nella scoperta dei propri confini, nella scoperta di sé e della propria capacità di agire nel mondo autonomamente; è un modo di autoaffermarsi, di esprimere il proprio disagio nel caso si subisca sopruso o maltrattamento, anche dai compagni di gioco. Ma a volte è anche una richiesta di amore.

E’ difficile, se non impossibile, da adulto, mantenere sempre e costantemente lo stesso livello di ascolto, presenza e vicinanza con il bambino. E’ normale, è nella fisiologia della vita. Anche l’adulto si muove, cambia, agisce e cresce, così come il bambino. Ci sono momenti di estremo contatto, ma anche di lontananza.

La rabbia diventa allora un ottimo alleato, poiché ci permette di fermarci ad osservare a che punto siamo arrivati, cosa stiamo esercitando e perché.

Impariamo quindi ad essere adulti responsabili, che si interrogano senza sensi di colpa, su ciò che sta accadendo. Ci sono aspetti in me che allontanano il bambino? Come sono gli equilibri in me tra dare ed accettare? Tra darsi e ritrarsi? Tra giocare e lavorare? Ci sono in me comportamenti che nutrono la sua rabbia? Cosa fatico a fare con mio figlio? Perché?

Ricordiamoci che il senso di colpa non serve a niente se non è supportato dall’intelligenza, dall’amore e dalla volontà di miglioramento. Dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia la rabbia, ma anche di vedere cosa c’è sotto, sopra e oltre, perché dopo la rabbia arrivano la crescita insieme e la condivisione della gioia.

 

Simona Gherpelli

Inizio la mia formazione presso l’Istituto Magistrale Pedagogico Linguistico di Reggio Emilia, ma più interessata alla scrittura e all’arte che non alla prospettiva di una futura cattedra scolastica. Durante gli anni delle scuole superiori inizio a interessarmi profondamente alla filosofia e a tutto ciò che indaga l’essere umano.
Negli stessi anni della formazione universitaria presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, mi avvicino al Raja Yoga, studiando presso la Scuola Energheia.
Negli anni successivi, l’arte mi riconduce all’ambiente scolastico, portandomi a qualificarmi al Master per Atèlieristi organizzato da Reggio Children e lavorando negli anni successivi come atèlierista ed educatrice presso enti, nidi e scuole. Dopo qualche anno divento mamma di tre maschietti.
Inizio la pratica e lo studio dell’Hatha yoga e della Naturopatia, ed anche la pratica di Yoga nelle scuole con bambini dai 2 ai 10 anni.
Mi sono Laureata alle Magistrale in Scienze Pedagogiche, indirizzo Consulenza e Progettazione educative, presso Unimore.
Il percorso fatto mi ha portato ad osservare, in ambito educativo, una forte incoerenza ed incapacità di tradurre le teorie in pratiche educative concrete, attuabili, morbidamente gestibili e plasmabili dall’adulto stesso.
Ciò che mi interessa veramente è riuscire a stabilire un forte legame tra la teoria e la pratica affinché l’educazione possa diventare più sana e coerente con se stessa e con la vita.