La pazienza nell’educare se stessi

La pazienzaQuanta pazienza occorre nell’educare se stessi, condizione senza la quale non è possibile muoversi nel mondo con sempre crescente innocuità. La condizione umana ritiene che educare sia imporre, in maniera più o meno raffinata, il proprio punto di vista basato sulle paure ancora presenti, mentre invece di tutt’altra maniera dovrebbe essere l’approccio alla vita.

Nessuno può prescindere da ciò che lo compone. Non esiste nulla che possa crescere prima dei tempi stabiliti dalla coscienza che anima quella determinata forma. Educare non significa forzare i tempi, educare vuol dire rispettare ogni forma avendo a cuore i tempi che la compongono, “forzandola” solo con l’esempio.

Quanta pazienza occorre nell’educare se stessi, tenendo a freno gli impulsi automatici che hanno il solo scopo di coprire ciò che ancora temiamo, con l’illusione di impedire il suo manifestarsi. Invece, andiamo in giro per il mondo a pontificare, ma in questo modo agiremo per spegnere la vita, nella misura in cui la spegniamo dentro di noi.

L’automatismo è il nostro vero nemico, capace di fuorviare la nostra percezione, piegandola ai desideri di una coscienza non ancora matura. Per impedire che questa condizione continui a creare danni, erodendo spazi intelligenti per preservare la propria ignoranza di cui si nutre aggirandosi per il mondo, bisogna fare qualcosa, sempre e comunque, anche se non risolutivo.

Questa è una guerra di trincea, attraverso la quale guadagnare spazi d’amore nella propria vita, e lo potremo fare applicando ciò che conosciamo con tutta la fiducia e la forza di cui disponiamo. Non importa se i risultati non corrisponderanno alle nostre illusioni, provarci sempre è imperativo, troppo alta è la posta in gioco.

Quando sentiamo insorgere il “mostro educatorio”, respiriamo, contiamo, meditiamo… facciamo subito qualcosa che non nutra questa parte, facciamo in modo che non venga nutrito, cerchiamo di tenere a bada questo impulso nel dire agli altri quello che devono fare, ma soprattutto secondo le regole che siamo sempre pronti a “donare”.

Invece di essere sempre pronti a fare un passo avanti, cerchiamo di farne, almeno una volta, uno indietro. Osserviamo le regole che siamo pronti a imporre, osserviamo come funzionano nella nostra vita… non è che stiamo applicando l’antico adagio del mal comune mezzo gaudio? Lasciamo che ognuno si formi le proprie regole, sulla base della propria percezione, lasciamo che ognuno compia la propria esperienza… non abbiamo mai scartato un cioccolatino con dentro una frase che ci comunicava che l’amore è libertà?

Forza e coraggio, divenire educati è un lungo cammino, rappresentando il dono più grande che possiamo fare al genere umano e non solo. L’albero si riconosce dai frutti, e come potremo essere autorevoli se a nostra volta saremo incoerenti nella relazione pensiero – parola – azione? Essere di esempio significa fare noi ciò che vorremmo facessero gli altri… non male come intento, perché al suo interno si cela la comprensione della parola educazione.

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