La Leggerezza. Questa sconosciuta!

La leggerezzaÈ domenica.

Come altre volte accade ho un incontro alla Fraternità di Romena, in Casentino. Questa volta dovrei parlare della leggerezza ai genitori e ai figli. Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!il vuoto cosmico!!!!

Sto passando uno dei momenti più pesanti della mia vita e mi chiedo come posso parlare di leggerezza vivendo tutto questo come un’incoerenza. Ma si sa, la Vita ci porta davanti ai nostri limiti proprio quando siamo pronti a trasformarli o quanto meno a riconoscerli.

Allora via, per nuove avventure dentro a ciò che non conosco.

Trascorro notti a cercare di comprendere, a capire da che parte iniziare, pur sapendo che non c’è proprio niente da comprendere e che già questa è una strada traversa.

Poi una notte, mentre sono ancora sveglia, sento partire una musica.

I venti contrari di Antonio Salis. Sento questa voce immersa nel buio della notte… e non è che sia stata proprio una cosa da niente… mi scappava anche da ridere… guarda gli effetti della meditazione!!!! Sento le voci?

Invece era partita una musica al telefono… E diceva così… La tua debolezza è la tua forza resisti con pazienza, dei venti contrari mi servirò per condurti in porto.

Ecco… Non posso mettere leggerezza nella vita se non sperimento prima la pesantezza. E diciamo che su questa sperimentazione sono un passo avanti. La pesantezza è la gravità dell’Essere, è l’adombramento dell’Essenza. Quando tutte le forme pensiero diventano circolari, spesso mi immetto in un flusso da cui sembra impossibile uscire, un ciclo di pensieri e di forme a cui poi aggancio tutte le forme distruttive, le emozioni distorte, le percezioni complesse. E via così in un ciclo senza fine.

Mi ritrovo così a parlare a tutti delle mie pesantezze e delle mie fragilità, soprattutto come genitore.

E diventa Bello e anche Vero. Tutti concordiamo in quella domenica che quando vediamo un problema nel nostro rapporto con i figli, viviamo quell’evento e sentiamo che tocca ogni aspetto di noi, spesso non riusciamo ad andare oltre. E la nostra pesantezza è riflesso di come viviamo male le nostre debolezze, le nostre fragilità, i nostri limiti. E tutto ci inonda… il problema di nostro figlio (che altro non è che la nostra percezione), diventa nostro. E non perché lo prendiamo a cuore, ma perché ci ferisce come genitori, viviamo un senso di fallimento, la visione di un’imperfezione.

Come se non riuscissimo ad accettare quel “suo” problema, quella debolezza, quella fragilità.

Invece cosa dice questo canto… la tua debolezza è la tua forza… e se impariamo a utilizzare i venti che ci sembrano contrari riusciamo finalmente a tornare al porto, alla calma, al Cuore. Al Centro.

Così viaggiamo, giorno dopo giorno, non riuscendo ad accettare l’imperfezione dei nostri figli, i loro limiti, le loro debolezze, non vedendone il potenziale, la possibilità che la sorpresa, la meraviglia di quell’inversione potrebbe generare. Perché abbracciare tutto questo significherebbe prima di tutto accogliere i nostri limiti, le nostre debolezze, la nostra imperfezione. Si! Perché ognuno di noi dirà razionalmente “Certo, ovvio che siamo imperfetti, che banalità è questa!”. Si, si, dico io… tutti bravi a chiacchiere… ma poi prova a viverla davvero questa imperfezione, ogni istante. Prova a farci i conti ogni giorno senza scappare, senza attuare vie di fuga. Tra queste: offendere l’altro o la Vita, arrogarsi una verità, agire con superbia e via dicendo.

Fermiamoci a vedere quella debolezza, quella imperfezione, perché dobbiamo però passare di li, credo. A sentire tutte le nostre debolezze, quelle dei nostri figli, quelle dei nostri compagni. A sentirle, a conoscerle bene, a fare tutto il nostro passaggio di pesantezza per poi dire basta. E cominciare a chiederci come sia possibile trasformarle in meraviglia. In Luce. Si perché le feritoie delle nostre imperfezioni sono colme di Luce! E la luce filtra solo quando arriva il buio, il crepuscolo. Proviamo a utilizzare il vento contrario. Come può questa debolezza diventare una forza? Come può questo limite essere trasformato in opportunità?

E poi da li diventa un attimo. Perché la leggerezza è una conversione, un’inversione di prospettiva, è abbandonare quelle emozioni distruttive per farle divenire creative, accompagnare la luce a filtrare nel buio! Ah la leggerezza

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Stefania Ermini

Mi chiamo Stefania. Sono nata 41 anni fa a Firenze in un giorno di Autunno, quando ancora si respirava l’aria del mosto e del vino nuovo. Ho trascorso i miei primi 41 anni in viaggio. Ho incontrato la gioia, la pesantezza, la tristezza, l’Amore, il mio compagno, un figlio, il gioco. Ho incontrato tanti luoghi, tanti amici con i quali ogni giorno circola un amore fraterno. Ho cambiato strada tante volte; ho studiato Economia e Commercio e in mezzo ai numeri mi sono persa! Dopo una scuola di Counselor e un Master in Mediazione Familiare, mi sono ritrovata oggi innamorata a farne il mio lavoro.
Scrivo. Mi piace scrivere. Viaggiare e scrivere. La scrittura mi ha sempre spinto fuori dalle crisi. I viaggi mi portano ad incontrare i miei limiti e ad abbracciarli. Ho incontrato l’India, il Nepal, il Tibet, l’Egitto, la Bosnia. Questi luoghi hanno messo in crisi le mie certezze e mi hanno fatto scegliere in corsa cambi di direzione.
Il mio migliore amico è diventato nel tempo il mio Amore, compagno di cammino, fedele, incerto e presente. E’ nato Pietro e mi ha spinto a ritrovare il tempo del gioco e della leggerezza, della pazienza, della presenza.
Quando il Dio raccontato dalla Chiesa non mi è più bastato, mi sono messa a cercare altrove. Ho sperimentato l’Hatha Yoga, la Meditazione Vipassana, la meditazione Cristiana, l’Integrated Amrita Meditation Technique. Ho attraversato qualche ashram, l’Annapurna e i monasteri tibetani. Poi ho incontrato la Fraternità di Romena in Casentino che in un abbraccio ha raccolto con dolcezza tutte queste esperienze.
E sono tornata a Casa incontrando Massimo Rodolfi, il Raja Yoga, Atman e tutti i fratelli sul Sentiero. Finalmente sento di aver messo Radici col Cuore!

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