La Fiducia

La fiducia 2Sono cresciuta in un piccolo paese di campagna nel Valdarno. Poche case e tutte lungo la strada Via Roma, che prima portava i viandanti, oggi i viaggiatori da Firenze a Roma passando per campi e villaggi.

Tutto era lì. Si viveva tra le mura delle case, tra i muretti a far chiacchiera, tra i pollai e gli orti. Le botteghe vendevano sul ciglio della strada e le case erano aperte. Ricordo le chiavi attaccate a quei portachiavi argentati che dondolavano dalle toppe delle porte. Le chiavi erano sempre infilate, pronte ad essere girate per accogliere chiunque desiderasse entrare.

Entravo ovunque: nella bottega della fruttivendola Marina, nella casa della Primetta a “rubare” i lacci delle scarpe e mi intrufolavo a casa della zia Maria Luisa e dello zio Pietro in fondo al paese, quando volevo salutare i conigli.

Tutti si fidavano di tutti e io mi Fidavo della Vita. E anche ora mentre scrivo sento questa commozione al Cuore che mi investe di Fiducia.

Poi, improvvisamente, a metà degli anni ’80, all’inizio della mia adolescenza, le chiavi sparirono dalle porte del paese. La gente invecchiava, le famiglie giovani si trasferivano in città e si iniziava a respirare la solitudine e l’isolamento. Ebbi la sensazione di non essere più invitata e anche mia nonna levò la chiave dalla porta. Tutti si chiusero nelle proprie case e la Signora Paura invase il paese perché losche figure dalla pelle scura si aggiravano vendendo accendini e calzini.

Ho provato la stessa sensazione di Paura, quando domenica scorsa, uscendo da una libreria nel centro di Firenze, la mia famiglia ed io abbiamo trovato al posto delle nostre biciclette il lucchetto rotto, gettato a terra.

Trenta minuti in libreria e due biciclette rubate. Pietro, mio figlio, è scoppiato a piangere e visto che era la quarta bicicletta rubata nella nostra città, ha esclamato arrabbiato: “Ma che dobbiamo stare, chiusi in casa!”. Questo è ciò che vuole la Paura.

In un attimo sono tornata alla mia infanzia di Fiducia con le porte aperte e le chiavi nella toppa e cercavo nei suoi occhi arrabbiati e tristi, mentre le lacrime lo facevano ancora tremare di paura, uno spazio per riportarlo alla Bellezza della Vita.

Tentiamo di incamminarci verso casa, ancora storditi e arrabbiati e improvvisamente mio figlio mi chiede: “Mi dici sempre che la Vita ci dà quello di cui abbiamo bisogno! E in questo caso?”

Scoppio in una risata… e che ne so io? Non lo so di certo!!! Ma provo ad inventarmi un gioco per essere meno arrabbiati e calmarlo un po’, cercando il lato positivo di questa esperienza. Sento che non lo convince affatto! In effetti… E rido di nuovo.

Allora gli racconto la storia della Fiducia e della chiave nella toppa della porta. Mi ascolta, questa volta gli piace perché è Vera, mi risuona e l’ho vissuta.

Ripartiamo da lì. Torniamo finalmente a casa, lascio la chiave nella porta e provo ancora a seminare Fiducia per me, e per i Figli di questo Mondo.

Mi sta a cuore
chi è fedele al poco e al mistero,

a qualunque trama di vita
pazientemente tessuta.

Stefania Ermini

Mi chiamo Stefania. Sono nata 41 anni fa a Firenze in un giorno di Autunno, quando ancora si respirava l’aria del mosto e del vino nuovo. Ho trascorso i miei primi 41 anni in viaggio. Ho incontrato la gioia, la pesantezza, la tristezza, l’Amore, il mio compagno, un figlio, il gioco. Ho incontrato tanti luoghi, tanti amici con i quali ogni giorno circola un amore fraterno. Ho cambiato strada tante volte; ho studiato Economia e Commercio e in mezzo ai numeri mi sono persa! Dopo una scuola di Counselor e un Master in Mediazione Familiare, mi sono ritrovata oggi innamorata a farne il mio lavoro.
Scrivo. Mi piace scrivere. Viaggiare e scrivere. La scrittura mi ha sempre spinto fuori dalle crisi. I viaggi mi portano ad incontrare i miei limiti e ad abbracciarli. Ho incontrato l’India, il Nepal, il Tibet, l’Egitto, la Bosnia. Questi luoghi hanno messo in crisi le mie certezze e mi hanno fatto scegliere in corsa cambi di direzione.
Il mio migliore amico è diventato nel tempo il mio Amore, compagno di cammino, fedele, incerto e presente. E’ nato Pietro e mi ha spinto a ritrovare il tempo del gioco e della leggerezza, della pazienza, della presenza.
Quando il Dio raccontato dalla Chiesa non mi è più bastato, mi sono messa a cercare altrove. Ho sperimentato l’Hatha Yoga, la Meditazione Vipassana, la meditazione Cristiana, l’Integrated Amrita Meditation Technique. Ho attraversato qualche ashram, l’Annapurna e i monasteri tibetani. Poi ho incontrato la Fraternità di Romena in Casentino che in un abbraccio ha raccolto con dolcezza tutte queste esperienze.
E sono tornata a Casa incontrando Massimo Rodolfi, il Raja Yoga, Atman e tutti i fratelli sul Sentiero. Finalmente sento di aver messo Radici col Cuore!

Tags: , ,