La favola di Campanellino whalla

Era il giorno della Musica Fresca e nel Regno della Melodia si davano appuntamento i più grandi maestri di musica.
Quel giorno, tutti gli artisti delle note avrebbero tentato di suonare con poesia una melodia di pane e di pace.
Clavi e Cembalo, Corna e Musa, Flauto e Traverso si dirigevano verso la piazza di Remì, luogo in cui si erano dati appuntamento tutti i musici del Regno.
“Il Conte è sbarellato, il Conte è sbarellato!” gridò d’improvviso Clavi a Cembalo. Corna e Musa scoppiarono in una fragorosa risata.
“Ma chi se ne frega!” suonò Cembalo allontanandolo da sé. Cembalo ci provava ogni volta che poteva ad allontanare Clavi. Erano staccati l’uno dall’altro ma in realtà per suonare dovevano unirsi. Questo però non era possibile fino a quando la Luce del Regno della Melodia non avesse inondato di una nota perfetta tutto il Regno.
Così tutti gli strumenti, tutti gli artisti di poesia di musica erano costretti a vivere l’uno accanto all’altro, suonando musiche un po’ strampalate. Ma tutti attendevano quella nota perfetta che gli avrebbe riportati ad unirsi per suonare Luce.
“Il Conte è sbarellato, il Conte è sbarellato!” gridò di nuovo Clavi a Cembalo.
Flauto e Traverso che camminavano mestamente dietro gli altri quattro musici, alzarono i loro piccoli musetti bucherellati e guardando Clavi chiesero con voce squillante: “Clavi-i-i-i-i-i, chi è questo Conte?”
“E’ il Conte del Do. Il Conte doveva dare il via al Giorno della Musica Fresca. Invece, mentre stava facendo le prove per dare il suo Do di petto, è crollato dal palco ed è sbarellato!” risuonò ridendo a crepapelle Clavi.
Poi riprese “Cembalo, ma perché non ridi? Non capisci… il Conte del Do quel bell’imbusto “So tutto io, te la Do io la Musica” è cascato giù dal palco e ora è tutto coperto di bende e fasce, cerotti e unguenti medicamentosi!”
“Non capisco che cosa ci sia da ridere”- lo ammonì Cembalo- “proprio non capisco, Clavi” e prese a scuotere la testa in segno di disapprovazione.
“Flauto-o-o-o-o-o, Traverso-o-o-o-o-o”- li convocò Cembalo- “Corna-a-a-a-a-a, Musa-a-a-a-a-a! Spiegate voi a Clavi, questo povero sciocco, perché non c’è niente da ridere sul fatto che il Conte del Do sia sbarellato”.
Fu silenzio, smarrimento, stordimento. Cembalo si torceva con vigore da una parte all’altra tentando di trovare i loro sguardi.
Presero a rispondere, uno dopo l’altro. “Proprio non lo so” fu Musa ad iniziare. “Ah, neanche’io lo so!” la accompagnò nel canto Flauto. Traverso andò dietro al coro: “Figurati se lo so io, che vedo sempre tutto storto rispetto agli altri. Però so per certo che non è di buon gusto ridere quando uno sbarella!”
“Ben detto Traverso” si complimentò Corna, anch’essa all’oscuro del motivo per cui avessero iniziato una discussione così vivace sullo sbarellamento del Conte di Do.
“Dinanzi a così tanto intontimento – riprese infuriato Cembalo – “non posso far altro che illuminarvi. Cari vani suonatori, il Conte di Do è il direttore del Gran Concerto, è la mano che muove l’inizio del suono del mondo, è colui che dovrà lanciare la nobil nota che in quel giorno dovrà riecheggiare al di là di questo Regno e richiamare l’attenzione altrui”.
Gli amici suonatori se ne stettero immobili ad ascoltare quelle parole. Non avevano pensato che il Conte di Do nel giorno del Gran Concerto avrebbe dovuto far risuonare i musici ed elevare l’attenzione di tutti i Regni, anche quelli più lontani come il Regno della Terra dove vivevano le donne e gli uomini più distratti.
“Per tutte le scale di Do!”- strimpellò Clavi – “come faremo? Come faremo ad alzare il livello di attenzione se nessuno darà l’inizio al Gran Concerto?”
“Santi accordi, come faremo, come faremo?” si chiesero l’un l’altro Traverso, Flauto, Musa e Corna agitandosi da una parte all’altra della strada.
Cembalo si affrettò a calmare i suoni confusi dei suoi amici musici: “Dobbiamo arrivare il prima possibile al paese di Remì e cercare qualcuno che sostituisca il Conte di Do!”…

Stefania Ermini
Mi chiamo Stefania. Sono nata 41 anni fa a Firenze in un giorno di Autunno, quando ancora si respirava l’aria del mosto e del vino nuovo. Ho trascorso i miei primi 41 anni in viaggio. Ho incontrato la gioia, la pesantezza, la tristezza, l’Amore, il mio compagno, un figlio, il gioco. Ho incontrato tanti luoghi, tanti amici con i quali ogni giorno circola un amore fraterno. Ho cambiato strada tante volte; ho studiato Economia e Commercio e in mezzo ai numeri mi sono persa! Dopo una scuola di Counselor e un Master in Mediazione Familiare, mi sono ritrovata oggi innamorata a farne il mio lavoro.
Scrivo. Mi piace scrivere. Viaggiare e scrivere. La scrittura mi ha sempre spinto fuori dalle crisi. I viaggi mi portano ad incontrare i miei limiti e ad abbracciarli. Ho incontrato l’India, il Nepal, il Tibet, l’Egitto, la Bosnia. Questi luoghi hanno messo in crisi le mie certezze e mi hanno fatto scegliere in corsa cambi di direzione.
Il mio migliore amico è diventato nel tempo il mio Amore, compagno di cammino, fedele, incerto e presente. E’ nato Pietro e mi ha spinto a ritrovare il tempo del gioco e della leggerezza, della pazienza, della presenza.
Quando il Dio raccontato dalla Chiesa non mi è più bastato, mi sono messa a cercare altrove. Ho sperimentato l’Hatha Yoga, la Meditazione Vipassana, la meditazione Cristiana, l’Integrated Amrita Meditation Technique. Ho attraversato qualche ashram, l’Annapurna e i monasteri tibetani. Poi ho incontrato la Fraternità di Romena in Casentino che in un abbraccio ha raccolto con dolcezza tutte queste esperienze.
E sono tornata a Casa incontrando Massimo Rodolfi, il Raja Yoga, Atman e tutti i fratelli sul Sentiero. Finalmente sento di aver messo Radici col Cuore!
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