La favola di Campanellino Whalla – terza parte

I musici, gli artisti esplosero prima in una risonante risata, si ripiegarono poi su loro stessi e infine si rotolarono a terra tirandosi le corde, premendosi i tasti e dandosi fiato. Il riso fu contagioso.
Cembalo prese a correre verso sud, proprio in direzione della piazza del Gran Concerto.
Alla vista della corsa di Cembalo gli altri si rialzarono rapidamente e filarono a raggiungerlo.
Musa aveva indicato a Cembalo che in un angolo della piazza sostava un piccolo sonaglio che dondolando da una parte all’altra emetteva un irrisorio, lieve, inafferrabile suono di rara quintessenza.
Cembalo si avvicinò al minuscolo campanello, si rannicchiò su di lui e lo prese in mano.
“Ciao piccolo campanello. Sono Cembalo e loro sono i miei amici della Musica” si presentò Cembalo indicando anche la folla che lo aveva raggiunto senza fiato.
Il campanellino tentò di riecheggiare un vano saluto, ma il suo suono era troppo tenue perché potesse farsi udire in tutto quel chiasso di note degli altri strumenti.
Cembalo però avvertì il suo suono e invitò con un urlo al silenzio tutta la piazza di Remì. “Fate silenzio pasticcioni!”
“Ma che fai li con quel sonaglio in mano?” presero a chiedergli i suoi amici.
“Con chi parli? Non vedi che codesto bubbolo non suona, non fiata, non strombetta una nota?” si affrettò a fargli notare Clavi.
Musa si avvicinò di nuovo a Cembalo e gli sussurrò: “Credo che sia perfetto!”. Cembalo sorrise la abbracciò e disse “Lo credo anch’io”.
Saltarono più volte, schiamazzando, ridacchiando, strepitando, schioccando le teste l’una contro l’altro, fintanto che Cembalo si girò di fronte agli sguardi attoniti degli artisti di piazza Remì e annunciò: “Mancano poche ore alla fine di questa giornata. Sia dunque dato il via al Gran Concerto!”
Le voci di chi udì il bizzarro avviso si accavallarono l’una sull’altra, chiedendo chi avrebbe diretto l’Orchestra, chi avrebbe emesso la nota perfetta, che posizione avrebbero dovuto prendere nella piazza.
Furono Musa e Cembalo che organizzarono le posizioni degli strumenti nella piazza. Tim e Pano si occuparono di richiamare a se Gran e Cassa, Ru e Lante, Batte e Ria e si sistemarono sul lato destro della piazza. Corna, Flauto e Traverso urlarono di gran fiato attirando Trombe e Tine, Sax e Fono, per prendere posizione sul lato sinistro della piazza. Infine, Clavi riunì tutti i tasti del Regno della Musica, Piano e Forte, Xilof e Ono, occupando il centro della piazza.
In poco tempo tutto fu pronto. Musa e Cembalo si piazzarono davanti all’orchestra e presentarono il direttore, colui che avrebbe emesso la nota limpida e perfetta per richiamare al Regno della Musica l’attenzione del Mondo e di tutti gli uomini distratti.
Cembalo alzò il suo tasto-mano e presentò Campanellino Whalla.
I musici rimasero in silenzio. Un silenzio ovattato accompagnò gli ultimi minuti della giornata della Musica Fresca.
Non potevano crederci. Che suono avrebbe mai emesso quell’impercettibile, inutile bubbolo?
Musa ricordò al fracasso di strumenti che non c’era tempo per fare domande e che avrebbero dovuto abbandonarsi a quel suono.
Fecero due o tre prove. Campanellino Whalla principiò a dondolare emettendo una leggera voce. Un coro di ribelli lamenti seguì a quella prova solo accennata.
Campanellino Whalla guardò Cembalo e compiendo i suoi gesti come piccoli doni segreti che davano un senso genuino a quel giorno esclamò:
“Sono troppo piccolo. Piccolo in mezzo a questi grandi e maestosi musici. Ma se loro hanno pazienza di accogliermi, io piccolo così, col mio suono invisibile posso richiamare la loro attenzione, farli voltare. Posso entrare nella loro vita per scoprire e far riscoprire loro la propria dignità. Posso farmi custode della loro arte, della loro fantasia.
Se non mi classificano e non mi giudicano solo perché sono piccolo, nascosto e un po’ inutile visto che il mio suono non è imponente e imbottito, posso aprire tutti loro alla speranza, spingerli a gettarsi al largo”.
Cembalo guardò la cerimonia di musici che, travolti dalle parole del piccolo bubbolo, si erano messi in posizione di suono, quasi a voler gradire quel bislacco direttore, divinatore degli accordi più nudi e umili.
Campanellino Whalla si posizionò allora sulla cima dell’obelisco che dominava la piazza di Remì. Musa e Cembalo presero posizione in mezzo ai loro amici e attesero che l’ultimo raggio di luce trapassasse il cielo del Regno.
L’attesa si fece ovattata, inavvertibile. Campanellino Whalla si mosse verso destra e invitò gli artisti a chiudere gli occhi per sentire su di loro l’ultimo raggio di luce.
Si alzò un leggero, piccolo suono, anch’esso impercettibile.
Fu nota e fu il tempo per sostare in un’attesa silenziosa.
Fu riposo.
Anche gli uomini sulla Terra si fermarono. Cuore a cuore.

Per leggere la prima parte: http://www.lafinestrasulmondo.net/la-favola-campanellino-whalla/ e la seconda parte: …………………………..

Stefania Ermini

Mi chiamo Stefania. Sono nata 41 anni fa a Firenze in un giorno di Autunno, quando ancora si respirava l’aria del mosto e del vino nuovo. Ho trascorso i miei primi 41 anni in viaggio. Ho incontrato la gioia, la pesantezza, la tristezza, l’Amore, il mio compagno, un figlio, il gioco. Ho incontrato tanti luoghi, tanti amici con i quali ogni giorno circola un amore fraterno. Ho cambiato strada tante volte; ho studiato Economia e Commercio e in mezzo ai numeri mi sono persa! Dopo una scuola di Counselor e un Master in Mediazione Familiare, mi sono ritrovata oggi innamorata a farne il mio lavoro.
Scrivo. Mi piace scrivere. Viaggiare e scrivere. La scrittura mi ha sempre spinto fuori dalle crisi. I viaggi mi portano ad incontrare i miei limiti e ad abbracciarli. Ho incontrato l’India, il Nepal, il Tibet, l’Egitto, la Bosnia. Questi luoghi hanno messo in crisi le mie certezze e mi hanno fatto scegliere in corsa cambi di direzione.
Il mio migliore amico è diventato nel tempo il mio Amore, compagno di cammino, fedele, incerto e presente. E’ nato Pietro e mi ha spinto a ritrovare il tempo del gioco e della leggerezza, della pazienza, della presenza.
Quando il Dio raccontato dalla Chiesa non mi è più bastato, mi sono messa a cercare altrove. Ho sperimentato l’Hatha Yoga, la Meditazione Vipassana, la meditazione Cristiana, l’Integrated Amrita Meditation Technique. Ho attraversato qualche ashram, l’Annapurna e i monasteri tibetani. Poi ho incontrato la Fraternità di Romena in Casentino che in un abbraccio ha raccolto con dolcezza tutte queste esperienze.
E sono tornata a Casa incontrando Massimo Rodolfi, il Raja Yoga, Atman e tutti i fratelli sul Sentiero. Finalmente sento di aver messo Radici col Cuore!