La favola di Campanellino whalla – seconda parte

Continua la ricerca del direttore d’orchestra… “Cosa ne pensate di chiedere al Duca delle Scala di Basso?” propose Musa. Potrebbe essere una buona idea ma non credo che si renderà disponibile: è troppo pieno di sé per stare tra noi comuni musici.”

“Beh, proviamo a cercarlo richiamandolo con la nostra musica”.

Così si incamminarono verso il paese di Remì suonando con tutta la loro forza.

Camminarono per quattro giorni e tre notti, arrivando finalmente al paese. Tutti gli abitanti vestiti a festa, suonavano girovagando per le anguste vie e improvvisando modesti spettacoli. Al di la del fiume Refa c’era il grande palco dell’orchestra.

Mentre Corna e Musa, Flauto e Traverso, Clavi e Cembalo si avvicinavano al palco, Corna riconobbe in lontananza un rumore familiare. Erano Tim e Pano. Corna prese a correre di gran lena per raggiungerli.

“Tim, Tim!” si sentì chiamare “Sono io, Corna, non mi riconosci? Senti…” e fece uscire un suono dalla sua testa a doppio imbuto.

“Pano, guarda chi c’è! Corna, come stai?” la riconobbe Tim picchiando la sua mano a martello sulla testa di Corna.

Gli altri amici raggiunsero Corna, Tim e Pano, da li a poco. Dopodiché presero a discutere sullo sbarellamento del Conte di Do.

“Pano ed io veniamo da giorni di viaggio durante i quali abbiamo provato a raggiungere con i nostri suoni il Duca della Scala di Basso” raccontò Tim.

“Anche noi avevamo pensato che potesse essere l’unico potente a far partire il Gran Concerto e a far riecheggiare la Musica in tutti i Regni” continuò Pano “Tuttavia, cari miei maestri, non ne abbiamo trovato traccia”

Cembalo prese la parola, toccandosi i tasti della mano, pensieroso esclamò “Immaginavo!”

“Ecco, lui si innalza e dice: immaginavo! Si fa presto a dire immaginavo e a restare li fermo impalato!” lo ammonì Clavi che lo considerava troppo saccente per le sue umili note.

Presero una discussione che richiamò proprio il Duca della Scala di Basso. In un attimo apparve, panciuto, goffo, ingombrante. Si fece spazio tra la folla che intanto si era radunata, accalcata intorno a Clavi e a Cembalo.

“Che cos’è questo baccano?” rimbombò il Duca.

Fu silenzio. Clavi e Cembalo si inchinarono e tutti gli altri sul loro esempio presero ad abbassarsi a terra.

A vedere questa scena il Duca si fece ancora più pieno, più gonfio. Inspirò tanta di quell’aria che iniziò a volare sopra la folla dando il via alla sua pretenziosa filastrocca:

“Me ne stavo da questo Regno andando

quando ho sentito che mi stavate cercando

Avete bisogno di me

me ne sono accorto dai vostri accordi bizzarri e scombinati

ma io valgo troppo

con la mia nota perfetta i vostri suoni saranno umiliati.

Se il Gran Concerto dirigerò

tutta l’attenzione del mondo a me richiamerò

Il Duca finì il suo pretenzioso sproloquio, si gonfiò ancora il petto, prese posizione ancora più in alto, nell’aria e attese la risposta dei musici.

Ci fu un brulichio di suoni che presero a rincorrersi l’uno con l’altro. Ognuno voleva dire la sua:

“Cembalo” lo convocarono gli altri musici “Che ne dici? Lo ingaggiamo?”

“Non abbiamo molta scelta amici. Se lui non verrà a far partire il Gran Concerto chi potrà salvarci?”

“Mi fa proprio rabbia” prese la parola Pano abbracciando Tim “ Mi fa veramente rabbia che questo insopportabile pancione si prenda il merito e le lodi in questo giorno così speciale per tutta la Musica”

Tutti i musici ripresero a suonare, accalcandosi su Cembalo che restava immobile, pensieroso, assorto nelle sue note.

Musa si avvicinò a Cembalo e gli sussurrò qualcosa nella sua corda più alta.

Cembalo si illuminò e lanciò un suono vivo tanto da sgonfiare la superbia del Duca della Chiave di Basso che cadde a terra gettando il terreno in fracasso. Anche le zolle ebbero da ridire sul peso del Duca!

Per leggere la prima parte: http://www.lafinestrasulmondo.net/la-favola-campanellino-whalla/ in attesa della terza e ultima parte

Stefania Ermini

Mi chiamo Stefania. Sono nata 41 anni fa a Firenze in un giorno di Autunno, quando ancora si respirava l’aria del mosto e del vino nuovo. Ho trascorso i miei primi 41 anni in viaggio. Ho incontrato la gioia, la pesantezza, la tristezza, l’Amore, il mio compagno, un figlio, il gioco. Ho incontrato tanti luoghi, tanti amici con i quali ogni giorno circola un amore fraterno. Ho cambiato strada tante volte; ho studiato Economia e Commercio e in mezzo ai numeri mi sono persa! Dopo una scuola di Counselor e un Master in Mediazione Familiare, mi sono ritrovata oggi innamorata a farne il mio lavoro.
Scrivo. Mi piace scrivere. Viaggiare e scrivere. La scrittura mi ha sempre spinto fuori dalle crisi. I viaggi mi portano ad incontrare i miei limiti e ad abbracciarli. Ho incontrato l’India, il Nepal, il Tibet, l’Egitto, la Bosnia. Questi luoghi hanno messo in crisi le mie certezze e mi hanno fatto scegliere in corsa cambi di direzione.
Il mio migliore amico è diventato nel tempo il mio Amore, compagno di cammino, fedele, incerto e presente. E’ nato Pietro e mi ha spinto a ritrovare il tempo del gioco e della leggerezza, della pazienza, della presenza.
Quando il Dio raccontato dalla Chiesa non mi è più bastato, mi sono messa a cercare altrove. Ho sperimentato l’Hatha Yoga, la Meditazione Vipassana, la meditazione Cristiana, l’Integrated Amrita Meditation Technique. Ho attraversato qualche ashram, l’Annapurna e i monasteri tibetani. Poi ho incontrato la Fraternità di Romena in Casentino che in un abbraccio ha raccolto con dolcezza tutte queste esperienze.
E sono tornata a Casa incontrando Massimo Rodolfi, il Raja Yoga, Atman e tutti i fratelli sul Sentiero. Finalmente sento di aver messo Radici col Cuore!