Il Tempo dei Bambini

Il tempo dei bambiniEra un momento strano e complicato per il mondo, dove per le strade, nelle case, in ogni luogo, le persone erano prese da una grande fretta e da un gran correre, dovunque c’erano orologi, segnali orari, appuntamenti e impegni che scandivano il giorno e la notte; piene di cose da fare le persone correvano e correvano sempre in lotta con il tempo e sempre lamentandosi che era già tardi, che non c’era tempo, che dovevano andare… non c’era tempo per cosa poi, e per andare dove?! Infatti ormai non avevano più il tempo di guardarsi, parlarsi, salutarsi, sorridersi… troppo da fare, troppo da correre, troppo di tutto e gli scorreva via la vita. Il problema era soprattutto per i bambini che dovevano correre come i grandi, fare tante cose, impegnare la giornata o meglio… riempirla! Non capivano tutta questa agitazione, non capivano tutto questo correre dove portasse i grandi, ed avevano dei seri dubbi che vivere significasse proprio quello! Incontrandosi per la strada di fretta, a piedi con una persona grande o in macchina, i bambini si guardavano con occhi sgranati senza avere il tempo di un saluto, figuriamoci poi riuscire a stare un po’ insieme e giocare! Il mondo degli adulti continuava a girare divorando il tempo senza viverlo e sentirlo, e così infatti il tempo lo perdevano. Fu proprio in uno di questi giorni che Dorato, un bambino come tanti stanco di tutto questo, in una mattina come tante, disse ai suoi genitori: “Oggi voglio stare a casa con voi, stiamo insieme tutto il giorno e voglio giocare con i miei amici!”. Guardarono Dorato quasi pietrificati da quella richiesta e gli dissero: “Non è possibile… tu devi andare a scuola e noi al lavoro, poi c’è la spesa da fare… e tu nel pomeriggio hai il corso di nuoto, i compiti da fare… insomma dopo è già sera e c’è da preparare la cena, quindi non è possibile, non c’è il tempo!”. Con una risposta come quella il bambino non disse più nulla, non sapeva come replicare, così come ogni mattina il papà andò al lavoro, la mamma accanto alla portiera aperta aspettava che lui salisse in macchina per andare a scuola… ed ecco un’altra giornata di corsa. Quando arrivarono davanti alla scuola Dorato scese, salutò con tono triste la mamma che risalì pensando: “…è solo un bambino, non capisce cosa dobbiamo fare noi adulti, ma gli passerà presto… eh, avessi anch’io i suoi pensieri, invece… ho tante cose da fare!!!”. Così immersa nella sua fretta e nei suoi pensieri, non si accorse però che suo figlio non era entrato a scuola. Dorato trovò un angolino vicino alla scuola dove lasciare il pesante zaino e finalmente, sentendosi più leggero e libero, fece una bella corsa nel parco dietro alla scuola accorgendosi che quel parco era più grande di quanto si fosse mai accorto, non lo sapeva perché lo vedeva solo dalla finestra della classe. E così correva sfogando quella sensazione di libertà, poi si fermava a guardare qualcosa che lo aveva incuriosito, poi si sdraiava a guardare il cielo, gli alberi, l’erba… e tutto quello che viveva in un prato… che bello!! Camminava, camminava respirando quei momenti assorbito completamente, e proprio per questo non si accorse di essere entrato in un grande e stupendo giardino che sentì essere pieno di silenzio e profonda calma, lì non c’era alcuna fretta. Infatti si mise a camminare più lentamente, guardando e gustando quel posto così intoccato… anzi sembrava intoccabile… c’era armonia, dolcezza e gli arrivava un dolce suono che lo faceva sorridere e stare bene… una luce dorata gli si presentò avvolgendolo… ecco che era entrato nel Giardino del Cuore! Si trovò in mezzo a tanti altri bambini, bambini di tutto il mondo… e la dolce melodia che sentiva era l’insieme della gioia e della bellezza di tutti i bambini. In quel luogo erano tutti insieme, sorridenti, gioiosi e giocosi, chi parlava, chi ascoltava, chi saltava… ognuno era felice in quello che faceva, semplicemente insieme uniti in quello splendido luogo immerso nella luce e fatto di luce, solo come il Giardino del Cuore può esserlo. Non si rese conto di quanto tempo rimase in quel meraviglioso posto, e ad un certo momento ritornò verso la scuola, riprese lo zaino pensando di essere in ritardo. Mentre saliva le scale per entrare sentì la voce di sua madre che lo salutava, Dorato si voltò e lei era ancora lì di fianco alla macchina… ma come? Non era già andata via prima? Capì che il tempo non era passato e che in quel Giardino il tempo non esisteva, c’era solo vita da vivere… E mentre lui la salutava con un sorriso nuovo, pensava a quante cose aveva da far conoscere al mondo dei grandi…

Antonella Bersani

Antonella Bersani, nasce il 16/10/1959. Si diploma nel 1979 in “Assistente alle Comunità Infantili”. Lavora per due anni in una fornace e per cinque in Fonderia. Per dieci anni lavora come cameriera.
Frequenta corsi d’improvvisazione e corsi di teatro con bambini e per i bambini.
Nel 1998 frequenta Energheia, la prima scuola per terapeutici esoterici in Italia, che modifica la sua vita.
Inizia la sua attività d’insegnante di Raja yoga e svolge terapie individuali che continuano tuttora.
L’attività di baby sitter le consente di fare esperienze con i bambini, di confrontarsi con le loro famiglie e i loro problemi.
Nasce allora il progetto dell’Associazione “Le Dodici Stelle” e partecipa attivamente alla sua costruzione per affermare una nuova visione dell’educazione.
Collabora con la Casa Editrice Draco Edizioni.

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