Il Codice David

DavidEro venuta a vederti, ma non immaginavo ancora che sarei riuscita a parlarti. Meglio, che tu riuscissi a parlarmi.

Prima non avevo mai veramente capito chi fossi.

Poi mentre ti giravo attorno, ho iniziato a sentire qualcosa solleticarmi l’orecchio. L’orecchio, o il cuore, o qualunque parte di me si fosse aperta all’intuizione.
Mi sembrava di avvertire qualcosa, dentro quel marmo che non smetteva di gridare.
E quello che diceva era semplice, estremamente semplice. Troppo semplice per essere visto dagli occhi.

Gli occhi si lasciano facilmente influenzare dalla bellezza delle forme. Si lasciano convincere che ciò che si muove dentro sia solo il riflesso di ciò che esternamente può essere visto.
E’ tutto il contrario.

Si ecco, sembrava quasi suggerirmi di guardarlo al contrario.
“Guardami con ciò che non può vedere e sentimi in tutto ciò che non si può sentire.
Ti piaccio? Guardami, non sono perfetto. La mia testa è troppo grande per il mio corpo.
Può sembrarti strano ma, il mio aspetto realmente non è del tutto proporzionato.

Inoltre, non credi che sia un po’ basso?
Guardami, guardami con gli occhi adesso, non aver paura di notarlo.
Non mi offenderò e non sarà per questo che tu mi troverai meno bello.”
E’ vero, non era particolarmente proporzionato. Non era, no, non era perfetto.
Ma, questo sì, era senza dubbio un corpo riuscito a realizzarsi al meglio.
Tutti i suoi muscoli erano stati sviluppati, nessuno era andato a nascondersi.
Era un corpo che aveva realizzato al massimo tutto il suo potenziale.
Era un volto che aveva negli occhi il segno di un’estrema compassione.
Erano occhi che guardando Golia gli dicevano “Niente di personale, lascio che succeda solo ciò che deve essere.” Non l’avrebbe sconfitto con la forza, ma con la sua straordinaria presenza.
C’era senz’altro un motivo se quel corpo e quello sguardo erano così fieri e presenti a se stessi.
Sì, era solo una la parola che traduceva quelle forme. E dentro di me quella parola è risuonata come “presenza”.

La presenza, l’essenza. L’“Io sono” che scolpisce la vita di un essere umano come aveva fatto la sapiente mano del maestro con un rude pezzo di marmo.
La materia offre un’occasione straordinaria. Di tradurre in forma la spettacolare presenza della nostra scintilla divina.
L’Io superiore tocca la materia attraverso la costruzione di corpi funzionali alla sua manifestazione.

David non era altro che un purissimo canale dove la Suprema Essenza non ha trovato ostacoli per plasmare pensieri capaci di tradursi in emozioni, ed emozioni capaci di tradursi in azioni.
Le magnifiche forme del David incarnano la meraviglia dei suoi sentimenti e dei suoi pensieri. Non c’è altra ragione in grado di spiegarne tanta bellezza.
Ecco cos’è il David, una meravigliosa poesia.

E’ dall’alto che inizia a formarsi il nostro benessere. Dando all’anima il permesso di plasmarci riusciamo ad ottenere quanto di più vicino alla perfezione su questo pianeta possa esistere.
Ma è l’anima che fa tutto, non il corpo.

La gente pensa invece che curando il corpo possa curarsi l’anima.
E allora guarda un corpo scolpito dalla palestra e chiama quella bellezza.
Ma il suo sguardo è lontano dalla Presenza incarnata dal David.
L’uomo medio agisce sul corpo sperando di conquistare il benessere, e magari l’amore.
E non si accorge che così fa tutto al contrario di come lo dovrebbe fare.
La bellezza del corpo non ha niente a che vedere con il marmo.
È solo carne, destinata a putrefarsi e scomparire.
La vera bellezza è immutabile. E’ ciò che risiede nel marmo e senza sforzo si manifesta distruggendo ciò che vorrebbe bloccarla.
Senza niente di personale, ma semplicemente perché è ciò che deve essere.