Distanza e Vicinanza

distanza1Dopo la nascita di Martino anch’io sono rinata, Madre a fare i conti con i miei limiti che nel frattempo sono aumentati, si sono trasformati, o semplicemente sono diventati più evidenti.

Come se non bastasse, l’esponenzialità del limite, quindi l’impazienza, è moltiplicata per due, la durezza idem, e via con una lunga lista, mi pare siano arrivati anche limiti nuovi. Martino ha donato Vicinanza ed io ho scoperto la Distanza.

Martino è vitale, gioioso, in movimento. Martino entra. Entra nelle case degli altri, negli ambienti, interrompe le persone, salta addosso agli animali. E come Martino tutti i bambini osservano l’altro, lo avvicinano, entrano nello spazio vitale di chi lo circonda e lì restano, tutto il tempo necessario a soddisfare il proprio bisogno.

Martino osserva, e tutto ciò che osserva deve poi diventare Vicino, subito. Io corro dietro a lui, portandolo via e chiedendo scusa con un certo imbarazzo.

Ma come, dico io, ma non sono tanto solare e parlo con tutti?! Ma com’è che sento tutto questo disagio? Mi sento invasa da Martino, e immagino l’altro che lo vede arrivare e lo sente entrare laddove vorrebbe proteggersi. E invece lui si spinge sempre Oltre, come ogni bambino. Ma da cosa voglio proteggermi? Da cosa dobbiamo proteggerci?

La Vicinanza.

E’ così che i bambini accorciano le distanze: tra noi e gli altri, tra noi e la Vita, ma soprattutto tra noi e noi, costretti ad osservare i nostri limiti.

Quanta distanza mettiamo con altri mascherata da sorriso accogliente? Io senz’altro, molta!

Ogni gesto del bambino invece non ha misure, è estremo. I bambini, se sentono distanza da una persona che desiderano conoscere, o da una cosa che bramano di toccare e sperimentare, avanzano ed entrano. Non prendono le misure, non misurano. E in questo non misurare che a volte è anche andare oltre il limite, percepisco Vicinanza.

Il nostro linguaggio del quotidiano invece è punteggiato dalla parola Distanza: il consiglio che riceviamo più spesso quando soffriamo è “impara a mettere distanza dalle cose che ci fanno soffrire”, oppure “prendi distanza dalle persone che stanno male, altrimenti starai male anche tu” (stiamo attenti a maturare un briciolo di compassione, non sia mai!); comunichiamo a distanza con il telefono o con i social network; ricorriamo anche alla formazione a distanza con master o corsi di specializzazione che non fanno avere contatto con i docenti e altri studenti.

Mastichiamo distanza, nelle parole, nelle azioni, e mentre distanziamo non facciamo altro che nutrire la nostra chiusura verso l’altro, verso la Vita. E così evitiamo la Fatica di avvinarsi all’altro che non dovrebbe poi essere così Fatica, ma un tentativo di Amore, di Amarsi, di Amare l’altro.

I bambini sono naturalmente Vicini al Cuore delle cose, e lo fanno con Gioia, con Naturalezza e con Innocuità. Adesso c’è solo da sperimentare con coraggio e con fatica, perché si io ancora la Fatica di dovermi avvinare di più all’altro la sento, ma come un volo, sono certa, domani, diventerà Amore.

Stefania Ermini

Mi chiamo Stefania. Sono nata 41 anni fa a Firenze in un giorno di Autunno, quando ancora si respirava l’aria del mosto e del vino nuovo. Ho trascorso i miei primi 41 anni in viaggio. Ho incontrato la gioia, la pesantezza, la tristezza, l’Amore, il mio compagno, un figlio, il gioco. Ho incontrato tanti luoghi, tanti amici con i quali ogni giorno circola un amore fraterno. Ho cambiato strada tante volte; ho studiato Economia e Commercio e in mezzo ai numeri mi sono persa! Dopo una scuola di Counselor e un Master in Mediazione Familiare, mi sono ritrovata oggi innamorata a farne il mio lavoro.
Scrivo. Mi piace scrivere. Viaggiare e scrivere. La scrittura mi ha sempre spinto fuori dalle crisi. I viaggi mi portano ad incontrare i miei limiti e ad abbracciarli. Ho incontrato l’India, il Nepal, il Tibet, l’Egitto, la Bosnia. Questi luoghi hanno messo in crisi le mie certezze e mi hanno fatto scegliere in corsa cambi di direzione.
Il mio migliore amico è diventato nel tempo il mio Amore, compagno di cammino, fedele, incerto e presente. E’ nato Pietro e mi ha spinto a ritrovare il tempo del gioco e della leggerezza, della pazienza, della presenza.
Quando il Dio raccontato dalla Chiesa non mi è più bastato, mi sono messa a cercare altrove. Ho sperimentato l’Hatha Yoga, la Meditazione Vipassana, la meditazione Cristiana, l’Integrated Amrita Meditation Technique. Ho attraversato qualche ashram, l’Annapurna e i monasteri tibetani. Poi ho incontrato la Fraternità di Romena in Casentino che in un abbraccio ha raccolto con dolcezza tutte queste esperienze.
E sono tornata a Casa incontrando Massimo Rodolfi, il Raja Yoga, Atman e tutti i fratelli sul Sentiero. Finalmente sento di aver messo Radici col Cuore!

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