Davvero sovversivo

“… non compio il bene che voglio, ma faccio il male che non voglio”
(San Paolo – Lettera ai Romani – 7,19)

Di tutto il male che esiste al mondo, la colpa è mia.

In un vasto mondo
che per la prima volta al mondo,
ogni parte del mondo, conosce,
stento ancora a riconoscermi
parte di ogni mio fratello
e ancora mi ritengo un mondo a parte.

Eppure,
metafora imperfetta nella sintassi dell’esistenza,
ne incarno, col mio piccolo, sfumature e analogie:

le mie carni sono nate e passeranno, come tutte le civiltà;
i miei nervi sono a pezzi, com’è l’umanità in classi e caste;
le mie ossa scricchiolano, come i confini nazionali d’inizio millennio;

le emozioni mi dominano e sconvolgono, come sua maestà il sisma;
mi scuotono, recondite pulsioni, abissali come le fondamenta dei continenti;
impeti d’animo si preannunciano eppure giungono improvvisi, come l’apocalisse;

subdoli, i pensieri, si concatenano come traffici illeciti,
compiaciuti come cronaca nera, soverchianti come discariche;
idee pigre, parziali e malsane, balenano, come promesse politiche ed opinioni senza indagine;
sovrastano, i ragionamenti, freddi ed assoluti come le multinazionali.

Sillaba di un Verbo in essere,
l’identità personale, familiare, nazionale o religiosa,
non definisce cosa sono ma che ci sono,
non contrasta con l’essenza, bensì mi unisce alla voce della fratellanza;
nel caotico fraseggio umano,
“utopia” è solo una parola
usata dai fratelli con troppo potere e poca volontà
o inseguita dai fratelli con troppa volontà e poco potere;
l’infinito di potere e volere, invero,
si coniuga solo al tempo presente – e al singolare – dell’essere umano.

In natura tutto è possibile,
anche assumermi ogni giorno, ogni istante,
la responsabilità di stare al mondo
e muovere il corpo dove la mia presenza occorre
e mettere a nudo – e a frutto – la vera natura di ogni sentimento
e cogliere in flagrante il reale intento dietro le intenzioni.

Provo nel corpo, sento dal cuore, intuisco con la mente;
quanto sia possibile – ed imminente –
un cambiamento tale
da illuminare pure l’angolo più tenebroso della persona,
da nutrire anche i legami più stirati per infide ripicche familiari,
da surclassare la più pura speranza nella rivolta o la più feroce delle insurrezioni,
da rinnovare più di ogni civile ed ispirato emendamento e ben oltre la più sacra riforma.

La più sconvolgente rivoluzione mai avvenuta al mondo
divampa soltanto
dalla scintilla nel mio spirito.

Maxmiliano Bancheri

Ho 43 anni. Sposato con Irene. Dalla scuola media, alla Maturità Classica, a un anno e mezzo di Teologia, ho frequentato per 11 anni il Seminario vescovile in Caltanissetta; successivamente ho conseguito anche il diploma di Ragioniere; ho curato alcune pubblicazioni locali mentre mi occupavo anche della “EraNova Editrice”, il settore editoriale all’interno di un’azienda di servizi informatici in Delia (CL) in cui attualmente lavoro come operatore Amministrativo.
La curiosità verso il “significato delle cose” e la ricerca di aspetti diciamo “più sostanziali” della vita, sono stati negli anni un personale tema ricorrente che per lungo tempo hanno trovato espressione in svariati e numerosi generi di lettura… di conseguenza, la mancanza di pratica si è sempre stesa come un ombra sui libri che leggevo.
Inevitabile, la rinnovata “spinta” che ho sentito a un certo punto, quando ho conosciuto più da vicino la realtà dell’Associazione Atman, intorno al 2012/2013. Fortissima sensazione di “familiarità”!
Nel 2016 sto continuando il terzo anno della Scuola Energheia: fra i tanti, importantissimi momenti di apprendimento, studio e pratica, i cui effetti sulla coscienza mi è impossibile descrivere in poche parole, questa esperienza mi ha permesso anche una preziosa ripresa e una migliore “attualizzazione”, diciamo una più cosciente considerazione di tanti insegnamenti giovanili che per troppo tempo sono stati da me incompresi, fraintesi, accantonati o tenuti interiormente in sospeso.