Dare spazio

dare-spazioÈ sabato mattina. Siamo tutti a casa e mentre Pietro e Martino giocano a rincorrersi, mi telefona Sara, la mia migliore amica, e mi dice “Lei (il mio soprannome) abbiamo un problema a SQuola, Pepi (il soprannome di mio figlio Pietro) si picchia con altri bambini!”

Da da da da! Una nube nera scende sulla casa, sulla giornata, su di me!!!!

Eh???? Come? Il Mio bambino, quel piccolo grande biondo meraviglioso bambino picchia altri bambini? Come? Non è possibile! No! Non può essere vero! Figlio di genitori che professano la non violenza a spada tratta, che pensano di operare per il Bello, il Buono e il Vero della Vita… come può picchiare altri bambini!?

Il fatto è che ci credo. Perché Pietro è agitato, fisico, inquieto. E la sua risposta all’arrivo di altri bambini nella SQuola lo ha portato come reazione a difendere un territorio, ad affermare se stesso, a ricordare a tutti che “qui comando io”.

Ma pur sapendo tutto questo… ho reagito male.

Ho pianto, ho trattato Pietro molto male. Anche mio marito ha pianto, ma lo ha trattato un po’ meglio.

Le ore che hanno seguito questa notizia sono state una tragedia. E quando dico tragedia, mi riferisco al senso stretto del termine. Parole, azioni, gesti ispirati a violenti sentimenti di terrore e di dolore. Ho avuto reazioni melodrammatiche e stizzose, e riguardando questo evento dopo qualche giorno direi che le reazioni sono state sproporzionate rispetto ai motivi che le hanno determinate.

Pietro è affranto. Certo, non sono riuscita ad aiutarlo. Certo, non sono riuscita ad accogliere questa sua inquietudine. Mi sono fermata solo ai fatti inserendoli nella categoria “picchiare è male e non si fa!”.

Ma cosa c’è dentro questa mia tragedia?

Come al solito anche in questo caso i figli insegnano, guidano e aprono. Danno l’occasione di indagare le nostre parti distruttive e di porre un’attenzione che generi trasformazione per affermare l’antitesi, l’armonia e la creatività.

Pietro con questa azione mi ha espresso un suo disagio, ma prima ancora mi ha mostrato qualcosa di se che risuona in me: l’incapacità di dare spazio agli altri nella Vita.

E la mia irritazione nasce solo dal vedere che siamo uguali, e che lui non essendo mascherato come me, non si limita ad esprimere questa sua parte, ma la afferma e la agisce e basta! Lui comanda, io comando. Lui ordina, io ordino. Lui decide, io decido.

Si deve fare come dice lui, i giochi che decide lui, andare dove decide lui. Gli altri bambini non hanno spazio. E se dà loro spazio, poi li giudica per “distruggerli”.

Ma io quanto spazio do agli altri? Non faccio forse la stessa cosa? Sì, faccio la stessa cosa! E poi il giudizio, la mia spietatezza… Oddio, quanta roba mi ha ricordato che vive dentro di me. Ma che fatica farci i conti, che fatica trasformarla, ma soprattutto che immensa paura sentirla muoversi dentro.

Quanto spazio do alla Vita? Perché si compia, perché arrivi verso di me e dentro di me con il suo fluire leggero e straordinario.

La tragedia è rientrata. Siamo riusciti ad accogliere questa esperienza come un passaggio per tutti noi. Ma questo “dare spazio” continua a risuonare dentro di noi, dentro di me.

Desidero continuare a cercare, a far rivivere il soffio della Vita che è in me e che è in Pietro, avanzare nello Spazio dove la Vita si manifesta e cresce.

L’Abbe Pierre diceva “vogliate ogni tanto tutto spegnere perché rivivano le stelle e vi indichino la strada”. Spegniamo tutto, è il momento di ripartire.

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Stefania Ermini

Mi chiamo Stefania. Sono nata 41 anni fa a Firenze in un giorno di Autunno, quando ancora si respirava l’aria del mosto e del vino nuovo. Ho trascorso i miei primi 41 anni in viaggio. Ho incontrato la gioia, la pesantezza, la tristezza, l’Amore, il mio compagno, un figlio, il gioco. Ho incontrato tanti luoghi, tanti amici con i quali ogni giorno circola un amore fraterno. Ho cambiato strada tante volte; ho studiato Economia e Commercio e in mezzo ai numeri mi sono persa! Dopo una scuola di Counselor e un Master in Mediazione Familiare, mi sono ritrovata oggi innamorata a farne il mio lavoro.
Scrivo. Mi piace scrivere. Viaggiare e scrivere. La scrittura mi ha sempre spinto fuori dalle crisi. I viaggi mi portano ad incontrare i miei limiti e ad abbracciarli. Ho incontrato l’India, il Nepal, il Tibet, l’Egitto, la Bosnia. Questi luoghi hanno messo in crisi le mie certezze e mi hanno fatto scegliere in corsa cambi di direzione.
Il mio migliore amico è diventato nel tempo il mio Amore, compagno di cammino, fedele, incerto e presente. E’ nato Pietro e mi ha spinto a ritrovare il tempo del gioco e della leggerezza, della pazienza, della presenza.
Quando il Dio raccontato dalla Chiesa non mi è più bastato, mi sono messa a cercare altrove. Ho sperimentato l’Hatha Yoga, la Meditazione Vipassana, la meditazione Cristiana, l’Integrated Amrita Meditation Technique. Ho attraversato qualche ashram, l’Annapurna e i monasteri tibetani. Poi ho incontrato la Fraternità di Romena in Casentino che in un abbraccio ha raccolto con dolcezza tutte queste esperienze.
E sono tornata a Casa incontrando Massimo Rodolfi, il Raja Yoga, Atman e tutti i fratelli sul Sentiero. Finalmente sento di aver messo Radici col Cuore!

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