Condivisione, come stile di vita

condivisione come stile di vitaMolti sono gli stili di vita di cui vorrei parlare, ma mi soffermerò su quello che ritengo il più importante: la condivisione.

Solo una parola ma così ricca di significati profondi e di intenti che mi sento di poter affermare possa benissimo collocarsi tra le fondamentali, alla radice della nostra stessa esistenza

Condividere, non è solamente dare o fare qualcosa per qualcun altro, come spesso facciamo in maniera meccanica e superficiale; è gettare le basi per amare se il gesto viene compiuto con profonda partecipazione, rispettando e comprendendo chi ci sta vicino e condivide la nostra stessa micro-realtà quotidiana.

L’amore e la ricerca profonda di se stessi, ci aiuteranno a capire sempre di più il nostro prossimo, favorendo così l’aiuto ed il sostegno reciproci

 

In questa società, per certi versi assurda di sprechi e di consumi, il cui stile di vita distorto ci viene imposto e presentato come normale, è rimasto pochissimo spazio da dedicare alla nostra spiritualità, cioè alla vera conoscenza del nostro Io più profondo.

In particolare nell’ultimo periodo, soggiogati da una falsa crisi è sempre più difficile recuperare questo spazio, dovevano trovare qualcosa che ci distraesse e ci impedisse di meditare e pensare al bene, all’arte e alle meraviglie che ci circondano, per ritardare il più possibile l’eventuale risveglio. Così ci hanno fatto, come regalo, l’arma più terribile che avevano in serbo! La tecnologia, che serve solamente a distrarci, a mantenerci imbambolati.

Eppure l’istinto di sopravvivenza e la voglia di ritornare alle cose di una volta, sta facendo riemergere quei vecchi stili di vita che si pensavano ormai scomparsi del tutto.

Ricordo che quando ero piccolo, in Calabria, ho avuto modo di conoscerli e viverli in tutta loro genuinità:

C’era, per esempio “l’angaria” dove si lavorava tutti, in forma gratuita, per l’amico, o la famiglia, che ne avesse avuto improvvisamente bisogno.

Molto simile era anche l’apostrofarica, che consisteva in un aiuto reciproco, dove le famiglie, venivano in supporto l’una dell’altra quando si presentava la necessità, occasione nella quale ognuno era parte importante di un insieme, contribuendo così alla crescita della piccola comunità. Ciò avveniva per la tosatura delle pecore, per la vendemmia e per la raccolta delle ulive o dei bergamotti.

Si sta lentamente tornando a questi stili di vita che servono a rafforzare quei vincoli di amicizia, stima e rispetto, rivolti a rendere ogni famiglia ed ogni individuo, parte integrante e non isolata, pronta a condividere insieme agli altri particolari occasioni di emergenza e solidarietà.

Nell’amore reciproco possiamo sperimentare la nostra vera essenza, la vera natura dell’uomo che è nella sua forma più pura rivolta al bene e che tende istintivamente all’unità e non alla divisione.

Stanno cadendo lentamente, le barriere che ci hanno diviso da millenni. In poche parole si sta risvegliando la Coscienza. Quando le barriere saranno scomparse definitivamente, potremo considerarci veramente liberi.

Solo riscoprendo la nostra vera natura umana e solo se la condivisione diviene un vero e radicato stile di vita nella nostra quotidianità, nel pieno rispetto della propria ed altrui persona, potremo ancora salvarci e riconquistarci una piena dignità.