Coltivare e Custodire

coltivare e costruireQualche giorno fa ho tenuto un incontro alla Pieve di Romena, in Casentino, insieme ad alcune famiglie sul tema “Coltivare e Custodire” l’Amore. Così ho preso spunto per scrivere due righe sul tema, ma anche per entrare in contatto con tutte le mie incoerenze su cosa penso, dico ed agisco. L’incontro è stato meraviglioso, la scoperta delle mie incoerenze un po’ meno!

“Il problema non è far nascere un amore, partorire un’idea, dare una spinta ai sogni. In questo siamo bravissimi. Il problema nasce quando dobbiamo dar forma a quell’Amore, realizzare quell’idea o dar seguito ad un sogno. Questo perché viviamo ogni giorno in un’incoerenza fatta di distanze, tra ciò che pensiamo, diciamo e agiamo.
Coltivare e custodire sono gesti concreti. Non si custodisce pensando, non si coltiva dicendo o parlando. Coltivare e custodire ci riportano all’agire, al come stare in quell’amore, in quell’idea e in quel sogno. Le crisi con i nostri compagni, con i nostri figli arrivano quando ci fermiamo un attimo prima dell’arrivare a Fare, custodire, coltivare.
Quante volte durante il giorno diciamo: “Ah io lo amo tanto la mia compagna/o! La mia famiglia è tutta la mia vita. I miei figli hanno la priorità”.
Si bellissimo. Ma poi cosa si fa per amare i nostri compagni? Come si fa a far diventare la nostra famiglia la nostra vita. Come dimostro ai miei figli che sono la mia priorità?
Cosa facciamo per custodire e coltivare? Nella canzone di Fiorella Mannoia dal titolo: “I dubbi dell’amore” c’è un verso portante di tutta l’impalcatura del testo, ed è questo: “Che pericolo la quotidianità!”. Sì, la quotidianità, dei gesti e dei silenzi, gli odori di cibo nella casa, i grandi gesti dell’amore, ripetuti e usurati fuori della grazia dello stupore. Il bene non più raccontato, ricordato, celebrato, guardato, sognato, desiderato, può ridurre in polvere anche un grande amore.
Custodire e coltivare sono due azioni che esprimono un forza diversa: la prima è introspettiva.

Custodire è quasi un trattenere, proteggere, osservare, abbracciare. È un’agire silenzioso che riconosce il valore dell’altro, lo trattiene e lo benedice.

Dice il poeta «Se hai una montagna di neve tienila all’ombra», perché le maestà come le montagne fragili sono delicate, bisogna custodirle bene e non esporle ai lumi. E allora io ho trovato questa montagna di neve. Della grandezza delle montagne te ne accorgi quando t’allontani. […] Può accadere tutto e tutto è lecito, ma lo stare insieme, il camminare insieme nel tempo verso la stessa direzione, ritmare il passo uno con l’altro è un appagamento, è una gioia che nei primi tempi son tutte bischerate.” (Roberto Benigni)

Coltivare è un agire che esprime una forza in estroversione. Io verso l’altro: il compagno/a, verso i miei figli. Sento un agire che porta frutti visibili. Mi occupo di qualcuno o di qualcosa al di fuori di me. Mi dedico a quella cosa, a quella persona affinché il mio agire faccia sbocciare qualcosa di concreto. Quando penso a coltivare un Amore, tengo strette le parole di Gino Girolomoni il fondatore di Alce Nero, padre del biologico, contadino per scelta, per Amore. L’ho intervistato qualche anno fa.

“L’uomo coltiva mescolandosi alla terra fino a trovarci un suono, una melodia. Dona uno sguardo contemplativo alla vita, che spinge dal basso, dalle radici”. Questo spingersi verso la terra alla ricerca di un suono è meraviglioso. Quante volte cerchiamo di ascoltare i nostri compagni o in nostri figli così profondamente tanto da sentirne un suono? Quante volte custodiamo l’altro come Gino custodisce e coltiva questa terra? Lui vegliava, attendeva sulla soglia. La osservava senza invadere, senza imporre. Attendeva tutto come una benedizione: la pioggia, il sole, il ghiaccio, la neve…tutto è benedetto dal tempo e tutto serve. E noi quando riusciamo a benedire tutto ciò che ci accade in un Amore? Coltivare quell’Amore fino in fondo significa proprio riuscire a trasformare una crisi, una battuta d’arresto, una fatica. Riuscire a vederla come una benedizione per imparare da quella esperienza di fatica, da quella crisi. Gino mi ha insegnato che Tutto serve, che una grandinata d’agosto sull’uva magari rischia di sciupare la vendemmia, oppure fa ripartire un’idea per salvare quel raccolto.

E infine coltivare e custodire mi riportano sempre al Qui e Ora. Sono due gesti che ci fanno fare i conti con quello che c’è, ora. Allora proviamo a guardare quello che abbiamo adesso, con cosa stiamo facendo i conti, che tipo di relazione abbiamo in famiglia. Coltivare e custodire ci fanno sempre partire da dove siamo, dalla terra, dalle radici, ora.

Così oggi riparto dalla mia incoerenza. Perché dopo aver tenuto questo incontro, aver scritto questo testo, riesco ad osservare la mia incapacità di custodire e coltivare ogni giorno l’Amore verso mio figlio, verso mio marito. Provo a ripartire da questo mio limite, so che posso fare meglio…

Stefania Ermini

Mi chiamo Stefania. Sono nata 41 anni fa a Firenze in un giorno di Autunno, quando ancora si respirava l’aria del mosto e del vino nuovo. Ho trascorso i miei primi 41 anni in viaggio. Ho incontrato la gioia, la pesantezza, la tristezza, l’Amore, il mio compagno, un figlio, il gioco. Ho incontrato tanti luoghi, tanti amici con i quali ogni giorno circola un amore fraterno. Ho cambiato strada tante volte; ho studiato Economia e Commercio e in mezzo ai numeri mi sono persa! Dopo una scuola di Counselor e un Master in Mediazione Familiare, mi sono ritrovata oggi innamorata a farne il mio lavoro.
Scrivo. Mi piace scrivere. Viaggiare e scrivere. La scrittura mi ha sempre spinto fuori dalle crisi. I viaggi mi portano ad incontrare i miei limiti e ad abbracciarli. Ho incontrato l’India, il Nepal, il Tibet, l’Egitto, la Bosnia. Questi luoghi hanno messo in crisi le mie certezze e mi hanno fatto scegliere in corsa cambi di direzione.
Il mio migliore amico è diventato nel tempo il mio Amore, compagno di cammino, fedele, incerto e presente. E’ nato Pietro e mi ha spinto a ritrovare il tempo del gioco e della leggerezza, della pazienza, della presenza.
Quando il Dio raccontato dalla Chiesa non mi è più bastato, mi sono messa a cercare altrove. Ho sperimentato l’Hatha Yoga, la Meditazione Vipassana, la meditazione Cristiana, l’Integrated Amrita Meditation Technique. Ho attraversato qualche ashram, l’Annapurna e i monasteri tibetani. Poi ho incontrato la Fraternità di Romena in Casentino che in un abbraccio ha raccolto con dolcezza tutte queste esperienze.
E sono tornata a Casa incontrando Massimo Rodolfi, il Raja Yoga, Atman e tutti i fratelli sul Sentiero. Finalmente sento di aver messo Radici col Cuore!