Chi a pissa ciair…

chi-a-pisa-ciarCome ho scritto nel mio primo articolo per questo portale, sono sempre stato attratto dalla saggezza popolare. Fin da piccolo, i detti e i proverbi hanno avuto su di me un fascino irresistibile. Come se leggendo quelle poche parole, potessi assaporare il distillato di secoli di vita vissuta. Su qualunque argomento, peraltro. E a questo proposito…

Anche se sono passati un po’ di anni, ricordo ancora bene quella mattina. Mi svegliai all’improvviso, stando male, molto male. Messomi a sedere sul letto, sentivo distintamente i sintomi: un forte dolore al fianco destro, il sudore freddo che mi bagnava il corpo, la vista che andava oscurandosi. Non potendo guidare, mi feci accompagnare al pronto soccorso dai miei genitori. L’infermiera, presi i dati, mi fece subito distendere sulla barella. Di lì a poco arrivò il medico che, visitatomi, mi iniettò una doppia dose di calmante. A quel punto, non restava che aspettare. Le infermiere mi dicevano di avere pazienza, che il calmante, a breve, avrebbe fatto effetto. Ma su quella barella, il tempo passava lentamente, molto lentamente… Dopo un po’, vedendo che la situazione non si sbloccava, chiamarono di nuovo il medico. Quando arrivò, anche se per me era uno sconosciuto, e per di più un uomo, gli presi la mano, come un bambino fa con la sua mamma, e gliela strinsi. Lui mi guardò e poi, rivolgendosi alle infermiere, disse queste tre parole, che non ho mai dimenticato: “Preparate la morfina…”

Per fortuna, di lì a poco, la doppia dose di calmante cominciò a fare il suo effetto. E così il medico si fermò. Dagli esami arrivò la conferma che si era trattato di una forte colica renale (la quale, in quanto a dolori, dicono sia paragonabile al parto). Dalle visite, poi, risultò che avevo avuto questa colica, perché allora bevevo ancora poco, troppo poco. Ma forse la cosa più interessante che emerse è che mi resi conto che io non ero mai stato consapevole di bere così poco! Mi spiegarono, infatti, che sarebbe bastato che, andando in bagno, io avessi notato il colore giallo intenso della mia… pipì. Da ciò avrei potuto desumere che introducevo troppa poca acqua nel corso della giornata. E come maschietto non sarebbe stato tecnicamente difficile avere questa consapevolezza… Ma io, come penso molti altri, a quel colore non avevo quasi mai fatto caso!

Nei giorni successivi, accadde poi una cosa simpatica. Una sera, prima di addormentarmi, aprendo un libro di proverbi piemontesi, l’occhio mi cadde su uno di loro che simpaticamente confermava la diagnosi del medico con queste poche parole colorite:

“Chi a pissa ciair as n’anfut del medic!”

Proverbio che, alle mie nipotine, tradurrei così: “Chi fa la pipì chiara può fare a meno del dottore!”. Ovvero anche che, quando la… pipì chiara non è, qualcosa sta rendendo cagionevole la salute.

Tutto questo accadeva quando iniziai quello che esotericamente è conosciuto come il Sentiero: il percorso spirituale che, da tempo immemorabile, indipendentemente dalla religione alla quale si è stati educati, conduce alla fine a realizzarsi come Anime. Sul Sentiero, oltre che in tutte le principali tradizioni religiose, da sempre viene data grande importanza alla consapevolezza. I motivi sono diversi, ma per citarne uno soltanto potremmo affermare che non è possibile cambiare di noi ciò che di noi non conosciamo… Ora, essere consapevoli di sé, ovvero di ciò che accade fuori e dentro di noi, è semplice, ma al tempo stesso non è facile, anzi è difficile. Tant’è che costituisce il conseguimento di una vita, se non di più vite… E il motivo sta in quel caos di pensieri, emozioni e sentimenti che, nella persona di media evoluzione affollano continuamente la sua mente, il suo cuore, il suo animo. Un caos che impedisce di percepire le cose con oggettività o, addirittura, impedisce proprio di percepirle! Ed io, a quei tempi, non ero ancora abbastanza addestrato ad essere attento alla mia vita. Così, tra le cose che allora non vedevo, perché impegnato come la maggior parte delle persone normali, a pensare ad altro, c’era anche la mia… pipì! E dire che sarebbe bastato andare in bagno con maggior consapevolezza per evitarmi quella colica così dolorosa!

A distanza di anni, percorrendo il Sentiero, sono diventato molto più attento alla mia vita, sia esteriore che interiore. E ho anche constatato che le pratiche di consapevolezza sono sempre più studiate dagli scienziati e sempre più diffuse tra le persone. Al punto che, per descrivere quello stato di presenza mentale di cui, per esempio, la tradizione buddhista ci parla da millenni, si è addirittura coniato un termine in lingua inglese: mindfullness.

Ora, i nostri avi non potevano ancora aver sentito parlare della mindfulness e quasi certamente non sapevano cosa fosse la pratica buddhista di consapevolezza o meditazione vipassana. Però, sapevano bene che l’essere attenti, per così dire, al buon funzionamento del loro apparato escretore era importante…

Tutto questo per dire che cosa? Beh, che nella sua semplicità, la saggezza popolare, come l’aulica saggezza esoterica del Sentiero, ha sempre saputo che, per governare le proprie vite, da qualunque punto di vista, l’attenzione è tutto. Anche quando… si va in bagno!

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