I bambini e la separazione

Un giorno un bambino di 6 anni, figlio di una coppia che avevo accompagnato durante la separazione, mi disse: “Grazie Stefy perché non ne potevo più delle loro urla, non potevano farlo prima?”. Si riferiva, ovviamente, ai suoi genitori. Quegli stessi genitori che per più di due anni durante i nostri incontri affermavano con convinzione che loro figlio non si era accorto di niente e che erano così lenti nel decidere perché in questo modo potevano proteggerlo. E giù ore e ore a pensare, ragionare, visualizzare il momento della comunicazione della separazione immaginando scenari disperanti e disastrosi che avrebbero coinvolto tutta la famiglia.

Ridemmo tantissimo quel bimbo ed io, e poi ridemmo anche con i suoi genitori…c’era davvero molta leggerezza nelle sue parole. I figli di quella coppia erano pronti ormai da tempo alla separazione anche se non avevano idea delle conseguenze che questa avrebbe avuto sulle loro vite.

 Separarsi è un cammino. E’ un cammino di consapevolezza che richiede un lavoro intenso e profondo su se stessi. Come dico spesso alle coppie che arrivano in mediazione con l’illusione di “separarsi bene”, si inizia da Se stessi, per poi andare verso l’altro e lasciarlo libero di andare. Come mi piace dire questa frase!!!! Purtroppo non funziona mai! Ma io non desisto e persisto nella mia convinzione di inserire la meditazione nella mediazione!

Di fatto si arriva a separarsi per strappo, come la soluzione ultima ad un periodo faticoso e pieno di insoddisfazioni che lentamente coinvolge la coppia e poi i figli. Separarsi non significa solo lasciare andare e distaccarsi da una persona, ma anche da un’idea (tu ed io per sempre), da un progetto (la famiglia perfetta), da automatismi (il ritmo del quotidiano) e da un tempo esclusivo con i propri figli che successivamente dovrà essere “diviso” con l’altro.

E se da una parte questo lascia davvero spazio a nuove possibilità, l’inizio del cammino di separazione fa fare i conti con tutti i nostri aspetti distruttivi, che recriminando trasferiamo sul nostro partner divenuto, oggi, soggetto del nostro odio.
Così, nel mio discorsino di presentazione che mi piace tanto fare dico sempre: “Ragazzi separarsi è più difficile che stare insieme… siete pronti?”

Di fronte a questo amorevole avvertimento ci sono reazioni disparate e incredule. Ma poi si parte ed è un cammino luminoso dove arrivano in aiuto i figli, Vera Luce del processo di separazione. Ascoltandoli, osservandoli, i bambini danno il passo. Pensate alla reazione del bambino che vi ho raccontato poc’anzi.

I figli facendoci da specchio, indicano dove siamo, cosa stiamo facendo, ma soprattutto come lo stiamo facendo. Ogni loro cambiamento o disagio fisico è un richiamo di attenzione per noi, ogni loro comportamento distorto o emozione esasperata è lo specchio di una nostra distorsione e di una nostra emozione.

Così come in ogni passaggio e istante della Vita, i Figli richiedono Presenza. E direi anche coerenza. Accade spesso che durante il cammino di separazione i genitori esprimano come intento quello di separarsi in pace per non arrecare traumi ai figli.

Nella realtà però questo difficilmente accade, anzi si evidenzia un’infinita distanza tra quello che viene espresso verbalmente e quello che poi viene agito fisicamente. I bambini si ritrovano in men che non si dica immersi nel conflitto, tirati da una parte e dall’altra, invasi dalle continue e progressive richieste di attenzione dei propri genitori.

Ancor più questa evidenza, ci riporta all’inizio del nostro racconto. La separazione non è una soluzione al nostro disagio, alla rabbia e alla recriminazione, è “solo” un’esperienza, e come tale la possiamo accogliere. Un’esperienza da cui partire per camminare, per viaggiare dentro noi stessi.

Stefania Ermini

Mi chiamo Stefania. Sono nata 41 anni fa a Firenze in un giorno di Autunno, quando ancora si respirava l’aria del mosto e del vino nuovo. Ho trascorso i miei primi 41 anni in viaggio. Ho incontrato la gioia, la pesantezza, la tristezza, l’Amore, il mio compagno, un figlio, il gioco. Ho incontrato tanti luoghi, tanti amici con i quali ogni giorno circola un amore fraterno. Ho cambiato strada tante volte; ho studiato Economia e Commercio e in mezzo ai numeri mi sono persa! Dopo una scuola di Counselor e un Master in Mediazione Familiare, mi sono ritrovata oggi innamorata a farne il mio lavoro.
Scrivo. Mi piace scrivere. Viaggiare e scrivere. La scrittura mi ha sempre spinto fuori dalle crisi. I viaggi mi portano ad incontrare i miei limiti e ad abbracciarli. Ho incontrato l’India, il Nepal, il Tibet, l’Egitto, la Bosnia. Questi luoghi hanno messo in crisi le mie certezze e mi hanno fatto scegliere in corsa cambi di direzione.
Il mio migliore amico è diventato nel tempo il mio Amore, compagno di cammino, fedele, incerto e presente. E’ nato Pietro e mi ha spinto a ritrovare il tempo del gioco e della leggerezza, della pazienza, della presenza.
Quando il Dio raccontato dalla Chiesa non mi è più bastato, mi sono messa a cercare altrove. Ho sperimentato l’Hatha Yoga, la Meditazione Vipassana, la meditazione Cristiana, l’Integrated Amrita Meditation Technique. Ho attraversato qualche ashram, l’Annapurna e i monasteri tibetani. Poi ho incontrato la Fraternità di Romena in Casentino che in un abbraccio ha raccolto con dolcezza tutte queste esperienze.
E sono tornata a Casa incontrando Massimo Rodolfi, il Raja Yoga, Atman e tutti i fratelli sul Sentiero. Finalmente sento di aver messo Radici col Cuore!

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